Recensioni
X-101 / X-102 / X-103
X-101
X-102
X-103
X-102
La formula perfetta della Techno
X-101
Discovers The Rings Of Saturn
Atlantis
Rediscovers The Rings Of Saturn
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Andrea Benedetti
- 7 Marzo 2022





Se è indubbio che la techno di Detroit è sbarcata in Europa grazie ai lavori di Juan Atkins, Kevin Saunderson, Derrick May, Eddie Fowkles, Anthony Shakir, Blake Baxter e molti altri, è altresì indubbio che l’arrivo della crew Underground Resistance nel 1990 ha completamente ribaltato l’immaginario della Techno in Europa. Da variante binaria dell’house e ibrido techfunk, a vera e propria colonna sonora dei rave europei, con un mix perfetto fra le innovazioni ritmiche della vecchia scuola techno, l’EBM, l’acid ed una spruzzata di stab rave hardcore europei.
La grandezza degli UR è stata proprio quella di incarnare lo spirito di ribellione della generazione anni ’90 che voleva più del candore futurista dell’italo o del sano edonismo dell’house. Quei ragazzi volevano la “revolution for change” e loro gliel’hanno servita su un piatto (sonico) d’argento. Gli UR hanno completato il processo di annullamento della forma canzone iniziato dai loro predecessori e hanno demolito decine di anni di marketing della musica popolare. Con loro, per la prima volta, l’artista e l’etichetta discografica si fondevano senza soluzione di continuità: l’artista era la label e viceversa. L’artista inteso come centro dell’immaginario dell’ascoltatore non esisteva più. Diventava solo il nome di un progetto: il centro era la musica.
Sin dagli inizi questo concetto era chiaro a Mike Banks e Jeff Mills, i due membri fondatori del collettivo, che si unirono nel 1990 per combattere contro i ‘programmers’ delle majors, ma anche per dare una scossa al movimento techno di Detroit che, incantato dalle sirene economiche delle date europee, aveva messo la produzione musicale in secondo piano. Il trascorso musicale dei due li aiutò nelle loro scelte. Banks nasce come polistrumentista e session man con lavori continui negli anni ‘80 per la Motown e gruppi come i Funkadelic, mentre Mills si era affermato in città come The Wizard, uno dei riferimenti radiofonici della Detroit di quel periodo accanto al programma storico di Electrifying Mojo, The Midnight Funk Association, e quello di Alan Oldham, Fast forward. Mills divenne un’icona a Detroit per la sua tecnica incredibile e l’incontro con la musicalità di Banks fu illuminante. Al duo si aggiunse poco dopo Robert Hood e per un paio di anni il trio fu una macchina da guerra a livello produttivo con un live act aggressivo e militante.
Dopo una serie di uscite che crearono un interesse incredibile verso l’etichetta/gruppo, nel 1991 uscì il progetto X-101. Anche in questo caso non si sapeva cosa esattamente ognuno dei tre avesse fatto nei brani, ma la summa delle capacità compositive di Banks, Mills e Hood fu magistrale. Sonic Destroyer è un assalto sonico che con i suoi stacchi imperiosi di archi ti catapulta in mezzo a un vortice di pura energia vitale, mentre G-Force, con il suo gioco ritmico in reverse inventato dal prode Ron Murphy in fase di mastering, ti porta direttamente dentro un loop di Moebius. La prima edizione stampata in USA su Underground Resistance aveva solo queste due tracce più due brevi interludi, ma quando venne preso in licenza dalla neonata Tresor a Berlino, il progetto divenne più corposo. Venne realizzata una copertina che ritraeva il gruppo nell’oscurità, accrescendone il mito, e poi vennero aggiunte quattro tracce bellissime fra cui spiccano la cupissima Rave new world e la profetica Whatever happen to peace, a dimostrazione che la musica techno con UR era diventata anche politica.
Il disco ebbe un successo enorme e per la prima volta il suono di UR si mescolava con quello europeo che aveva già rielaborato in chiave più aggressiva l’acid house di Chicago. Alcuni elementi nei brani evidenziavano il parossismo dei rave, virando la palette sonora verso un suono più cupo e aggressivo, che però non era un buco nero in cui perdersi, ma un gigantesco switch per il cambiamento.
Forti di questo successo, gli UR si misero al lavoro su un nuovo progetto, X-102, che vide come concept gli anelli di Saturno e il viaggio spaziale. L’intuizione fu dell’escapista Mills che, tornando da un tour europeo, si innamorò dell’idea. Studiò tutto su Saturno ed i suoi satelliti in varie biblioteche a Detroit (non c’era internet nel 1991…) e poi coinvolse Banks e Hood nella realizzazione di un doppio album che nei solchi riprendeva la struttura degli anelli di Saturno impreziositi da loop e reverse sempre a cura del mago Ron Murphy. Phoebe, Titan e la meno originale ma più impetuosa Ground zero (the planet) furono la colonna sonora del 1992 e confermarono Underground Resistance come il gruppo techno per eccellenza della Motor City.
Purtroppo l’album fu anche l’ultimo dei tre assieme e in poco tempo i Nostri presero strade diverse. Mills si trasferì prima a New York e poi a Chicago, dove fondò la sua nuova label Axis Records, chiamando Hood a collaborare addirittura per la prima uscita della label. Il progetto uscì con lo pseudonimo H&M nel 1992 e fu il manifesto dell’evoluzione più minimale e ritmica che i due impressero alla techno da lì in poi, con produzioni come Drama EP, sempre a firma H&M, Mecca EP, del solo Mills con lo pseudonimo Millsart, entrambi del 1993, e soprattutto Minimal nation del solo Hood del 1994.
I due però continuarono anche la saga X, stavolta senza Banks, realizzando come X-103 l’album Atlantis. Il doppio vinile uscì sempre su Axis nel 1993 e fu il collettore di tutte le loro idee musicali che anticiparono gran parte di quello che poi è accaduto nella scena techno a venire: dalle melodie struggenti di Minnia (the Queen’s theme) e Magma alle ritmiche tribali scomposte di Atlantis e Hagia Triada, passando per il funk acid bionico di Acropolis e la furia voltaica, quasi industrial, di Tephra, Eurption e Curse of God. L’album fu un successo e spianò la strada alla carriera dei due dj e produttori, mentre Banks continuava la sua avventura con UR a Detroit facendo uscire perle come Final Frontier, Acid Rain, Jupiter Jazz, Hi Tech Jazz e tante altre.
Nel 2008 Tresor fece uscire una versione ampliata del doppio di X-102 con il titolo Rediscovers the rings of Saturn. Stavolta dietro il mixer c’erano solo Banks e Mills, che tornarono a collaborare dopo più di quindici anni. L’album ebbe un ottimo successo e i brani aggiunti, anche se non sembravano molto omogenei con il materiale originario, erano indubbiamente il segnale che le idee musicali della techno si erano evolute al passo con la strumentazione disponibile che creava nuovi timbriche e sviluppi sonori. In questo senso il progetto X, in tutte e tre le sue apparizioni, pur avendo produttori diversi, è la summa dell’idea di base della techno di Detroit, ovvero la fusione esemplare fra groove e sperimentazione, fra uomo e macchina, dove la macchina diventa uno strumento di evoluzione e miglioramento delle capacità espressive dell’essere umano, aldilà di etnie e nazioni. Un messaggio fondamentale, soprattutto oggi.
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