Recensioni

«Be Water, My Friend. Empty your mind. Be formless, shapeless, like water». La frase manifesto di Bruce Lee, famoso per la sua immagine di coerenza, fisicità e spiritualità, si sposa perfettamente con la filosofia di James Stinson ovvero la vera mente dietro il progetto Drexcyia.
L’acqua è stato l’elemento chiave di questo progetto: come elemento di sofferenza (le navi che solcavano l’oceano dall’Africa al sud degli USA con gli schiavi incatenati a bordo), di rinascita (le donne gravide gettate a mare dagli schiavisti in quanto inutili e che, secondo la fantasia di Stinson, generano una nuova stirpe ibrida anfibia di guerrieri drexciyani) e di creatività (la musica come elemento fluido che deve seguire la tua coscienza connessa al presente, ma con uno sguardo al futuro).
In una delle rare interviste concesse nella sua carriera, Stinson affermava: «Datemi solo la musica. Dimenticate il resto. Le persone hanno bisogno di immergersi dentro sé stessi e tirare fuori sempre più ciò che sono veramente per credere veramente in ciò che fanno. Non importa cosa fanno gli altri». La musica elettronica, ed in particolare la techno, diventano quindi il tramite per farci evolvere a livello umano. Questo era l’upgrade di cui parlava Juan Atkins quando si riferiva a sé come a un Model 500, ovvero una macchina. Non era una mera questione di assenza di identità umana, ma anzi un miglioramento del sé grazie alle macchine. Transumanesimo contro postumanesimo. L’uomo è lì con la sua rabbia e le sue delusioni, ma anche con aspirazioni, sogni e realizzazioni, e l’elemento tecnologico lo aiuta a sentire di più e quindi ad essere sempre più sé stesso.
The quest esce nel 1997 su Submerge, l’etichetta del negozio distribuzione di Underground Resistance, accompagnato da voci che lo identificano come il progetto finale del gruppo che aveva cambiato l’estetica della techno. Tra 1993 e il 1996 escono capolavori come Deep Sea Dweller, Molecular Enhancement, Bubble Metropolis, The Unknown Aquazone, Aquatic Invasion, The Journey Home e The Return of Drexciya, su Shockwave, Rephlex, Underground Resistance e Warp. Un tornado sonico che aveva rappresentato al meglio le idee sonore di Detroit nel mondo.
The quest invece è la chiusura di un capitolo creativo, con la separazione dal suo partner storico Gerald Donald (che va a vivere in Germania) e con il suo trasferimento in Georgia per motivi di lavoro e salute. Stinson poi tornerà da solo con alcuni album imperdibili che saranno il suo vero addio al mondo terreno e alla musica. Morirà per problemi cardiaci a soli 33 anni il 3 settembre 2002, una data che ancora oggi raduna migliaia di suoi fan in feste celebrative della sua musica nel mondo. L’importanza di questo album è sonora, ma anche concettuale: nelle note di copertina infatti viene finalmente svelata nella sua interezza la base ideologica del progetto. Un urlo di dolore e riscatto legato alla terribile esperienza dello schiavismo.
Una storia di oppressione che grazie alla musica e all’acqua come elemento vitale si trasforma in una storia di rinascita. In questo senso The quest è un album fondamentale, perché è la fotografia di un momento straordinario della techno e di Detroit in cui tecnologia, spiritualità e umanità si fondevano in un momento artistico liberatorio. Sicuramente Bruce Lee avrebbe apprezzato.
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