Recensioni

Statue neoclassiche incastonate su un paesaggio lunare. Geometrie e sirene, muscoli e mistero, comete e oscurità. Il nuovo lavoro dei Wora Wora Washington è un’estrosa e introspettiva guida galattica per clubbers. Mirror, terzo album del power duo elettronico composto dai veneziani Giorgio Trez e Marco Rossi, arriva a quattro anni di distanza dal precedente Radical Bending e mette in fila nove tracce che sono compendio new wave e saggio elettronico. Una scia eclettica lungo la quale si rintracciano spasmi kraut, tappeti shoegaze e orme post punk.
I titoli di testa di Rising Sun sono una messa in moto e un riscaldamento, area primordiale sulla quale si staglia tutto l’album. La voce effettata, in arrivo dagli anni Ottanta, appare per la prima volta in We Sway, cavalcata e prova di forza à la New Order. Poi è il turno di Alexander Gerst, climax e scarica di synth e drums calibrati al dettaglio che è un omaggio all’astronauta tedesco dei nostri giorni e all’elettronica teutonica. Alza il ritmo la title-track, cratere di profondità introspettiva e allo stesso tempo dimostrazione di eleganza. Più hardcore Sem ed I.C.O., mantra dall’atmosfera titanica, mentre Pillars è suggestione in pieno stile Kyle Dixon/Michael Stein. Datela ai Duffer Brothers e ne ricaveranno una scena cruciale per Stranger Things.
Gli eroi e antieroi che popolano questo disco sono personaggi che si muovono a tentoni nelle tenebre e nella luce, tra grandezza e incertezza. Acrobati e cosmonauti, clubber e pendolari impressi in un gesto lunatico ed esistenziale. Fear is over, vincere la paura è il loro obiettivo, un proposito di redenzione e volontà di potenza. Lo specchio nel quale si guardano i WWW suona come uno strumento di precisione e una consacrazione. Meno Rapture e più John Foxx, l’ultima fatica del duo veneziano toglie spazio alle chitarre post punk più presenti nei primi due album, per estremizzare il discorso elettronico. Le nove tracce scorrono come un insieme compatto e coerente tenuto unito da una produzione ineccepibile di synth e drums mirati e nerboruti. Cantassero in italiano, il loro pubblico raddoppierebbe in casa, ma i Wora Wora, che vantano già centinaia di date all’estero, guardano fuori, puntano alla luna.
Amazon
