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6.9

Mettiamola così: in un'ideale battle of the bands in stile Beatles vs Rolling Stones, i torinesi Drink To Me potrebbero essere il corrispettivo del gruppo di Lennon-McCartney e i veneziani Wora Wora Washington quello della formazione di Jagger-Richards. Stessi elementi stilistici tra loro ma in percentuali diverse, insomma, un po' come accadeva nei Sixties alle due formazioni inglesi col pop e il blues. Aggiornato al 2012, l'universo colorato e psichedelico dei primi si contrappone al profondo humus ritmico dei secondi, in un terreno d'azione comune che è electro-rock sintetico orientato al dancefloor e ricco di sfumature.

Ovviamente si tratta di un gioco, anche se un fondo di verità c'è quando parliamo dei Wora Wora Washington come di una formazione affezionata al pattern ritmico solido, glaciale e tesissimo. Un primo disco come Techo Lovers in cui la band mescolava synth, wave, chitarre taglienti, battere quasi punk e ora un Radical Bending in cui si ripete la formula dell'esordio migliorando interplay e scrittura. Con i musicisti interessati a veicolare una musica anfetaminica e tarata al millesimo (gli automatismi tribali in stile Liars di Love It), imbastardita da bordoni massicci di sintetizzatore (LN), sorpresa da una wave robotica e ripetitiva (Flowing Fresh).

Al solito a fuoco e sintonizzata sulle giuste frequenze, la band veneta mette assieme il classico disco della riconferma. E la missione ci pare decisamente compiuta.

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