Recensioni

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Prodotto da Brad Cook e John Congleton, Spark è l’atteso ritorno dei Whitney. Vista l’ultima volta in studio nel 2019 con Forever Turned Around (se si esclude l’album di cover Candid del 2020), la band di Chicago prova a confermare le ottime intuizioni avute allora, tentando di tenere viva quella scintilla che sa costantemente di anni Settanta.

In Spark quel «senso di nostalgia diffuso» di cui Cantire parlava riguardo a Forever Turned Around torna prepotente lungo le 12 tracce e sposta il vettore su universi più rarefatti rispetto al passato, fatti di addii, ricordi e memoria. Ehlrich e Kakacek tornano, omaggiandola, ancora sull’epoca d’oro dell’FM, pescando dal soft rock, dal synth pop e dall’RnB senza tuttavia riuscire a sfornare un brano che si fissi nella memoria o, perlomeno, un singolo con cui aprire una conversazione con il titolare del nostro negozio di dischi preferito.

La sensazione è quella di trovarsi sotto un flusso continuo di falsetti à la Kevin Parker, di vibrafoni giustapposti per coolness e di bassi addomesticati senza avere mai la sensazione di ascoltare qualcosa di davvero ispirato e autentico. Sebbene gradevole nel suo complesso, Spark è troppo smielato per poter essere considerato un album di omaggi, ma anche troppo piatto per inserirlo nel percorso transizionale di una band ancora alla ricerca di una direzione. Pur riconoscendo quindi un certo livello di eleganza nelle scelte stilistiche e produttive, ascoltiamo un disco che, a detta degli stessi autori, dovrebbe ridefinire il concetto di “nuovo” all’intero della band, ma in cui la grande assente sembra essere proprio la sperimentazione. Tutto scivola via quasi immediatamente, proprio come la traccia d’apertura, Nothing remains.

Qualcuno ha scritto, citando Wagner, che la musica di Whitney sta cominciando a suonare meglio di come sia composta. Ecco, probabilmente è questo il segreto del galleggiamento della band americana, che con Sparks prova a mutare forma riuscendoci solo a metà. Se questo sia un pregio o un difetto lo lasciamo alla libera interpretazione.

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