Recensioni

7.2

Sono passati due anni da Radio Whitemary, il primo album sulla lunga distanza dell’omonima cantante e producer di stanza a Roma, lavoro che riusciva a far coesistere armoniosamente il suo lato più catchy con quello più elettronico. Nel frattempo, la musicista si è esibita in diversi prestigiosi festival nazionali, tra cui Spring Attitude e Roma Europa Festival, facendosi conoscere e apprezzare tra gli amanti della cassa dritta.

Per NEW BIANCHINI (così viene chiamata Biancamaria dagli amici) che esce nuovamente per 42 Records, la formula viene rivista e perfezionata, mantenendo intatta la visceralità che l’ha distinta sin dall’EP d’esordio Alter Boy!!! (2019). Chi ha avuto modo di vederla dal vivo negli ultimi mesi ha potuto ascoltare in anteprima alcuni brani del disco, intuendone la direzione sonora: non è un caso che, anche dal vivo, la musicista si sia presentata circondata da sintetizzatori e non più con un organico tipico di una band.

Le pulsazioni delle basse frequenze si fanno ora più intense, i BPM accelerano e le partiture di synth modulari diventano sempre più dense e stratificate. Anche in questo nuovo capitolo discografico la musicista scrive, suona e produce in autonomia, valorizzando la dimensione DIY del progetto che ne catalizza l’impatto emotivo e introspettivo.

Whitemary esacerba ancora di più il suo stile di scrittura frammentato simil flusso di coscienza, sfruttando le liriche come veri e propri mantra per mettere a nudo la sua vulnerabilità. Permangono interventi tipicamente jazz, come nell’intro armonizzato di OH! MA DAI o nella sezione centrale di ABISSO, mentre in altri frangenti la voce si smaterializza tramite la manipolazione con delay e altri effetti (DETTAGLIO).

I brani dell’album, tutti entro la soglia dei quattro minuti, scorrono rapidamente tra incursioni acid (OGGI VA COSÌ e DITEDIME), calde venature house (MI DISP) e momenti in cui a dominare sono i martellanti beat techno (UN’ESERCITAZIONE). Pur mancando brani dall’altro potenziale pop come Sembra che tutto e Credo Che Tra Un Po’, il disco riesce comunque a convincere e coinvolgere, trascinando gli ascoltatori lungo questi dieci saliscendi elettronici.

Il risultato finale, in definitiva, è più radicale di quanto uscito sinora, e proprio per questo, forse, ancora più interessante da ascoltare. Whitemary e il dancefloor sono legati indissolubilmente e la musicista ne ha dato assolutamente prova in questo album, una vera e propria lettera d’amore al clubbing.

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