Recensioni
What We Do When In Silence
What We Do When In Silence
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Stefano Pifferi
- 22 Ottobre 2025

Cosa faranno Alessandra Novaga, Nicola Ratti ed Enrico Malatesta quando stanno in silenzio? Probabilmente non lo sapremo mai ma un assaggio e, insieme, una idea possiamo averlo e farcela con questo lavoro in trio che, frutto di una residenza artistica in quel del Centro d’Arte di Padova nel 2022, vede finalmente la luce grazie alla milanese Holidays Records. Armati dello stretto necessario – Nicola Ratti a sintetizzatore, piano, fischio; Alessandra Novaga alla chitarra elettrica ed Enrico Malatesta alle percussioni – i tre vanno di sottrazione e ci offrono otto sessioni, volutamente omonime e contraddistinte esclusivamente da codici alfanumerici, per illustrarci le loro più recondite fisime legate al silenzio. In realtà di silenzio non ce n’è in questo lavoro, ma ci sono tutte le gradazioni che le interazioni tra gli strumenti citati sopra possono evocare, con tutto l’armamentario che ne consegue: le pause, le risonanze, le sospensioni, le dissonanze, gli interstizi, le increspature. E proprio lì risiede la forza di questo lavoro: mostrare cosa c’è ma soprattutto cosa persiste nella soglia tra ciò che c’è e il silenzio, tra il movimento e la stasi, come se le composizioni fossero la risultante su pentagramma della scia del movimento in uno spazio vuoto o della luce nel light painting. Presenza ma assenza, ectoplasmi sonori in continuo ma impercettibile movimento, scandagli del non udibile che si fa udibile trasformandosi in opportunità, in visione, in qualcosa di “altro”.
Il fischio che chiude Sessione 5b, le risonanze percussive di Sessione 4a, il pulsare ritmico di Sessione 8a, il pulviscolo noise di Sessione 3b, le note sospese di Sessione 12a, le increspature, i riverberi e la dislessia sonora di Sessione 3a, non sono che frammenti, momenti, suoni presi in quanto etimologicamente esemplari di un procedere che va per sottrazione o per vicinanza, che usa l’affinità e l’opposizione per allungare lo sguardo/l’orecchio sull’indagine liminale compiuta dal trio. Tra vuoto e pieno, rumore e silenzio, spazio e suono, in quello spazio di mezzo, in quell’interregno epidermico, Malatesta, Novaga e Ratti – col supporto dietro al bancone di Giuseppe Ielasi – riescono a trascinare l’ascoltatore e a fargli perdere totalmente i sensi e l’orientamento.
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