Recensioni

7.7

È questione di vuoti e di assenze che si fanno presenze, il nuovo disco di Alessandra Novaga, uscito sul finire dell’estate ma che recuperiamo in chiave classifiche di fine anno. Un po’ seguito ideale di Fassbinder Wunderkammer, questo I Should Have Been A Gardener ha sempre a che fare col cinema ma meno rispetto al suo predecessore, dato che non si ipotizzano riletture in chiave personale delle colonne sonore dei film come avveniva nel disco precedente, bensì è l’intera vita del cineasta in questione ad essere ripensata e rielaborata attraverso la lente distorsiva della chitarrista milanese d’adozione. Di chi si tratta? Beh, stavolta tocca a Darek Jarman e, come si diceva, non solo al Jarman regista quanto al Jarman uomo, amante dei giardini e giardiniere, nello specifico, nel suo Prospect Cottage, al contempo rifugio e simulacro splendidamente ripreso nell’artwork del disco recentemente omaggiato nel libro Il giardino di Derek Jarman uscito per Nottetempo e con le fotografie di Howard Sooley, autore anche delle immagini del booklet.

E sin dai, realistici, primi passi di questo vinile in splendida edizione colorata e ricercata nei minimi dettagli – passi che dall’opener April 21 rievocano, sottotraccia, come fossero una pulsione ancestrale e costante che accompagna l’ascoltatore lungo questo percorso ucronico-musicale, il calpestio del ciottolato di quel giardino da parte della autrice – si ha l’impressione di essere trasportati in un mondo “altro”. Che è quello che “vede” la visionaria chitarrista ma anche quello altro rispetto al Jarman conosciuto: vuoti e assenze, ma anche persistenze e presenze, naturali quanto umane, che si affacciano fugaci nella costruzione di un realistico garden of delights in cui tutto è coerente nella sua trasformazione, i Pet Shop Boys (in Father Forgive Me) come Vivaldi (lo Stabat Mater nella citata April 21). E in questo lavoro liminale, tra sogno e veglia, percezione e illusione e che come tale richiede concentrazione assoluta da parte di chi ascolta tanto quanto di ri-creazione da parte dell’artista, non si può che abbandonarsi e lasciarsi trascinare dalle note sparse, al crinale tra impostazione classica e gusto per l’intuizione improvvisa(ta) (Poppies In The Morning, ad esempio, con bellissimo video animato opera di Elena Russo Arman), sospese e risonanti in un percorso che è pura dis- e ri-aggregazione sonora e di immaginari in grado di materializzare la presenza dell’omaggiato, la cui voce riecheggia, fantasmatica e altra, nella conclusiva title-track.

«Non ci sono muri né steccati. Il limite del mio giardino è l’orizzonte», scriveva Jarman nel suo diario relativamente a Prospect Cottage e ci piace pensare che limiti e paletti non ve ne siano in chi ascolta esattamente come non ve ne sono nelle musiche di Alessandra Novaga.

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