Recensioni

7.4

Nell’incessante attività musicale della nostra Alessandra Novaga trova spazio anche una espressione piuttosto particolare, ovvero questo duo condiviso con John Colpitts, probabilmente molto più noto con lo pseudonimo di Kid Millions con cui si diletta da decenni a suonare la batteria per gli Oneida. Un incontro particolare quello tra i due: si conoscono e si annusano durante una residenza chiamata “Tutto questo sentire”, nel lontano 2015 in quel di Capalbio, in Toscana, ma come succede spesso in situazioni simili la scintilla artistica (non quella umana) sembra non scattare subito e le cose devono sedimentare, attendere il proprio tempo. E così è solo qualche anno più tardi, col tramite di Alan Licht che intervistò la Novaga per un pezzo poi finito sul di lui libro “Common Tones”, che l’interesse di Kid Millions si ravviva. Detto, fatto, i due si ritrovano senza ritrovarsi fisicamente e procedono verso un lavoro discografico condiviso.

Come suggerisce però il titolo di questo lavoro, i due non si sono scambiati idee o improvvisazioni bensì delle sinopie, ovvero quei disegni preparatori funzionali allo sviluppo di un affresco o di un mosaico (“ghostly previews of the work on the walls”, le definisce Kid Millions nelle note) che i due hanno elaborato singolarmente e poi affidato al collega per la rifinitura. Ecco così che sin dall’iniziale Sinopia #1 questo procedere emerge mettendo i due distanti ma di fronte, come un duello alla Sergio Leone in cui gli strumenti si affrontano senza esclusione di colpi: da un lato gli scatafasci ritmici incessanti e turbolenti di lui, dall’altra il drone (e)statico della chitarra di lei a creare una frattura e, al contempo, una unione di intenti che rileva la centralità della sinopia in questo lavoro. Stesso discorso per le restanti (e varie) tracce dell’album, tra carillon da hauntology (Sinopia #6), vuoti e pieni materici (Sinopia #5), fantasmatiche e disperse note di chitarra from outer space (Sinopia #3).

Lavoro ostico ma pienamente soddisfacente, per l’udito e per la mente, nel suo lasciare molti spazi a disposizione dell’ascoltatore per tratteggiare e comporre la sua propria visione sinopica esattamente come hanno fatto magistralmente i due autori.

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