Recensioni

7.5

Fatto salva la sacra trimurti del prog rock italico BMSLe OrmePFM, e costituendo discorso a parte Area, Perigeo, Arti & Mestieri fautori di un idioma diverso (Jazz-rock), la band che aveva più potenziale e lo ha espresso solo in parte causa tensioni interne che hanno portato a una veloce disintegrazione del gruppo, è quella degli Osanna. Gli interessati a generare un nuovo mercato (le ristampe) raccontano di decine se non centinaia di musicisti bersagliati solo dalla sfortuna e dal pessimo stato di forma delle orecchie dei fan, ma la Storia talvolta – revisionisti e nerd al traino se ne facciano una ragione – è più giusta e selettiva dei mercanti del tempio. Gli Osanna, dunque, che durano l’arco di cinque dischi dal 1971 al 1978 all’insegna dell’andirivieni di musicisti e protagonisti nervosi ed effervescenti quanto è la città di Napoli dalla quale provengono, e la registrazione di Landscape of Life, causa di una prima scissione che porta lontano dalla band, fino a Londra, il chitarrista Danilo Rustici e il sassofonista/flautista Elio D’Anna. I due, insieme al batterista Enzo Vallicelli, che aveva contribuito a terminare la turbolenta registrazione di quello che rimase per quattro anni l’ultimo disco degli Osanna, danno vita agli Uno (il gioco di parole è inevitabile).

Uno e trini. Tre lettere, tre componenti. Già dal nome di battesimo della band i musicisti non nascondono le ambizioni. Uno, parola che ha in sé tra gli altri il significato di “primo”, più importante, testa della classifica. Sono partiti da Trident – ancora “tre”, il numero perfetto – management fondato da Angelo Carrara in seguito diventato etichetta dalla vita effimera per gli artisti sotto contratto, per arrivare ai leggendari studi Trident (dove “mi manda la Fonit Cetra”) di Londra, che hanno visto avvicendarsi i più importanti musicisti britannici. Del resto il trio ha le idee chiare: se Landscape of Life è in gran parte cantato in inglese per superare le frontiere, Rustici, D’Anna e Vallicelli non vogliono guardarsi indietro, e la capitale inglese non fa che amplificare la voglia di sentirsi cittadini/musicisti del mondo.

Right Place apre il disco in stile Osanna, arpeggi di chitarre acustiche intrecciate agli svolazzi di flauto di Elio D’Anna, prima che il brano si apra in modo grandioso sulla scia di Impressioni di settembre (PFM), ma già Popular Girl pare tratta da Rock’n’Roll di John Lennon (che deve ancora uscire), esattamente un rock’n’roll sputato che a metà brano si rivela un fake, vira di 180° e si risolve in un trionfo di batteria in solo e fuga di flauto che nemmeno Ian AndersonI cani e la volpe è il primo brano cantato in lingua nostrana, depositario dei geni del seme di origine napoletano, nel testo e nelle parole non buttate a caso, il sax di D’Anna garrulo su un finale di epica intensità; gli altri sono Uomo come gli altri e la frenetica e cangiante Uno nel tutto (che in verità si alterna tra italiano e inglese fino alla fine), in bilico ancora tra Osanna e, soprattutto la seconda, Van der Graaf Generator: troppo importante qui la presenza di D’Anna come là quella di David Jackson che – non è un caso – collaborerà con la band di Lino Vairetti nelle più recenti incarnazioni. Il disco chiude in modo sorprendente con Goodbye Friend, che si distacca dal ‘modello’ VdGG per avvicinare i Pink Floyd di The Dark Side of the Moon, ‘costretti’ a venire alla mente quando è Liza Strike a provare a fare Clare Torry, insieme alla quale si era peraltro adoperata per i backing vocals proprio con i Floyd, dal vivo, nel novembre del 1973, con esiti – in studio per Goodbye Friend – alquanto diversi.

Uno, il disco, finì per concretizzare il significato meno opportuno della parola: restò tale, unica prova registrata del gruppo che si sciolse dopo una stagione. Il disco ebbe invece una doppia release, francese e tedesca, con copertina molto più affascinante escogitata, a proposito di Floyd, dalla Hipgnosis (quella dell’edizione italiana è realizzata da Massimo Guarino, batterista degli Osanna, sulla quale è interessante leggere ciò che dice Vallicelli nella intervista su queste pagine in occasione della reunion/rinascita degli Uno… nel tutto), e tutte le tracce cantate in inglese; benché tali ‘aggiustamenti’ non riuscirono a raddrizzare le sorti del lavoro che nonostante gli sforzi di ‘globalizzazione’ passò praticamente inosservato.

Non per demerito dei musicisti, perché oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, Uno dimostra una validità che è quella di quell’arte che il tempo non intacca, non del tutto. Sulla onorata scia, come detto in apertura, di un gruppo, gli Osanna, di cui il bravissimo Elio D’Anna e Danilo Rustici, eclettico polistrumentista, sono stati preziosi, se non impareggiabili, tasselli.

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