Recensioni

La sensibilità di un musicista prende strade tutte sue, e quando riesce a mostrarsi per quello che è senza sotterfugi da mestierante, non può non toccare nel profondo. Prendete un brano come Clorofilla, che apre il nuovo album di Giacomo Scudellari pubblicato però a nome Unapalma, e ditemi se quel contrabbasso lento in primo piano in stile Silence is Sexy degli Eistürzende Neubauten e un testo come «I tuoi problemi / sono degli esseri giganti / sembrano elefanti / sembrano elefanti / i tuoi problemi / sono lische di farfalla / che volano in alto / come borotalco / i tuoi problemi / sono fiori di camomilla / che mi tengono sveglio però / che mi mettono ansia però / io vorrei solo / un gusto di vaniglia / l’impianto elettrico che brilla» vi lasciano indifferenti. Entrambi metafore di un dialogo interiore in cui anche il silenzio diventa importante, ben sottolineato da un minimalismo negli arrangiamenti che è un equilibrio sottile tra sfumature strumentali – col trascorrere dei minuti spunta qualche sintetizzatore, il mellotron, un vibrafono e poco altro – e che il buon Francesco Giampaoli chiamato a produrre il disco dimostra di saper maneggiare a dovere.
Eppure, è un po’ tutto l’album a dirci quanto le doti di un cantautore come Scudellari rimandino a un immaginario tutto suo fatto di luci soffuse, malinconie e riflessioni in solitaria, un peculiare gusto per la metafora che sfuma nelle rime baciate e in una forma che mira più a sostenere il senso dei brani che a saturare le frequenze. In Eternit c’è molto di più, ci sentiamo di dire, rispetto al pur promettente disco d’esordio pubblicato a suo nome un paio di anni fa: ad esempio la voglia di andare oltre l’immaginario musicale “tipico” del cantautore – fa forse eccezione la sola Ecomostro, con quella chitarra acustica in primo piano un po’ in stile Colapesce–Dimartino – per affrontare un viaggio musicale costruito su dettagli timbrici insoliti e intriganti, in cui il Moog ricopre la stessa importanza della marimba, o magari il basso elettrico parla la stessa lingua del sintetizzatore. Tanto che tra i crediti del disco, oltre a Scudellari e Giampaoli, rientrano anche collaboratori come, tra gli altri, Diego Sapignoli alla batteria, Christian Ravaioli alla fisarmonica e ai synth e Lorenzo Camera alla chitarra.
In qualche passaggio spunta anche una sensata genetica pop che punta ad essere leggera, ironica ed elegante al tempo stesso, certamente lontana dalla frivolezza fine a se stessa e dall’ammiccamento generazionale tanto in voga oggigiorno. Stiamo pensando ad esempio a brani come Ghiacciai, alla conclusiva Anice o magari al pop quasi beatlesiano di una Eternit davvero sorprendente. Ma è tutto il disco a funzionare, facendoci credere che ci sia ancora speranza per un cantautorato italiano che se nei primi 2000 ritrovava smalto e negli anni successivi si è meritato la giusta attenzione da parte di pubblico e media, nell’ultimo periodo sceglie spesso la via più facile, ovvero una semplificazione di temi e stili tagliata sugli ascoltatori più giovani che non può che mostrare la corda sul lungo periodo. Eternit di Unapalma è un buon punto di ripartenza in questo senso, oltre che un bellissimo disco.
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