Recensioni

Il romagnolo Giacomo Scudellari ha una grafia ordinata, una grammatica corretta, un modo di fotografare con i testi filastrocchesco ma profondo, e a volte ricorda Giancarlo Frigieri (ad esempio, in una La luna ha sempre ragione che anche Massimo Bubola apprezzerebbe) ed è pure divertente alla maniera del primo Pino Marino («morirò / con la dinamite in mano / morirò per convinzione / perché allo sport ho sempre / preferito il mio divano», si canta in una Morirò in una taverna che pare suonata da qualche marching band di New Orleans). Eppure, nonostante Lo stretto necessario sia un disco fondamentalmente riuscito, ci pare che non riesca sempre a testimoniare pienamente le potenzialità di un cantautore evidentemente capace e sbrigliato.
Per intenderci: c’è un’anima virtuosa e con la voglia di rischiare in brani come Cantico della sambuca, musicalmente in bilico tra Africa e Adriatico («ma quale mare / questo è un buco di acqua nel buco di una pianura») e con arrangiamenti spumeggianti e colorati almeno quanto la copertina del disco disegnata da Davide Salvemini, o magari in una A poter scegliere che sembra citare nel verso che dà il titolo al brano certe goliardie di Cochi e Renato, o in una title track che è un bello spaccato malinconico e quasi felliniano nel mood; poi arriva l’ingombrante istituzionalismo di tracce come Chiedi e ti darò (un Finardi un po’ più country), Cose che sai (escursione intimista e un po’ stereotipata verso certe chitarrine da America Centrale), Addio alla tristezza (sbandata caraibica d’ordinanza) e ci si stupisce meno per una scrittura con una mappatura più nostalgica e tradizionale. Sia chiaro, a Scudellari facciamo le pulci perché è evidente che il coraggio non gli manca, e nemmeno la patente da entomologo delle emozioni. Ragion per cui, da un album che resta una raccolta godibile a tutte le latitudini e che non sacrifica mai i significati sull’altare dell’orecchiabilità più bieca, ci saremmo aspettati qualche salto nel vuoto in più, soprattutto musicalmente.
Stiamo comunque parlando di un disco d’esordio che promette molto per il futuro. Tra i crediti di Lo stretto necessario ci sono Stefano Pilia, Enrico Farnedi, Diego Sapignoli, Marco Bovi, Nicola Peruch, Christian Ravaioli, Caterina Arniani e il Francesco Giampaoli responsabile della produzione artistica.
Amazon
