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«E se ottenessimo tutto ciò che volevamo e lo volessimo ancora, all’infinito, senza minaccia di noia e nessun pericolo di esaurimento? Cosa potremmo diventare se ci lasciassimo divenire incandescenti con un desiderio che si rinnova eternamente?». Questi sono gli interrogativi alla base di Thirstier, il quinto album di studio di TORRES ad appena un anno di distanza dall’ottima miscela dark alt-rock di Silver Tongue. Sempre più “assetata”, insomma, di musica e soddisfazioni a cuor leggero, la cantautrice statunitense, Mackenzie Scott all’anagrafe, ha registrato il nuovo lavoro nel corso del 2020, ai Middle Farm Studios nel Devon, Regno Unito, alla volta di un sound dichiaratamente più “bombastico”, leggasi radiofonico. La voglia di archiviare le ansie che hanno contraddistinto la sua produzione deriva probabilmente dal desiderio di mettere in parallelo alle spalle i turbamenti da pandemia, mentre alla produzione, dopo aver fatto tutto per conto proprio al precedente giro, sono stati chiamati a dare una mano Rob Ellis e Peter Miles.

C’è una maggior classicità rispetto al passato in queste dieci canzoni, a volte a un passo dal country rock a volte omaggianti nelle intenzioni dichiarate i riff catchy del Butch Vig anni 90. Canzoni da prendersi con ogni probabilità come uno step di passaggio, da godersi senza troppe elucubrazioni, prima della prossima mossa artistica. Oscillando tra sogni e illusioni, sempre parlando principalmente di amore, sotto vari punti di osservazione. Ci sono sempre delle buone cartucce, dall’iniziale Are You Sleepwalking? a Constant Tomorrowland, sino alla title-track, provviste di ritornelli dalla poetica imperiosa, oppure ballad intimiste che mettono ormai in luce una grande sicurezza nei propri mezzi.

Ci sono anche numeri synthpop-rock come Hug From A Dinosaur, in diretta discendenza Garbage, e la più obliqua, ballabile Kiss The Corners, quasi in direzione disco, oppure una Hand In The Hair dal piglio new romantic e i fragori della conclusiva Keep The Devil Out. Ci sono infine episodi radio friendly American FM come Don’t Go Puttin Wishes In My Head, primo singolo estratto, che magari faranno compiere alla diretta interessata un meritato salto in classifica.

Sarebbe da ridere visto che, a detta di Scott, 4AD l’avrebbe scaricata in passato proprio per la sua scarsa appetibilità commerciale. Negli esiti, Thirstier è due cose: un semplice disco-bonus per la ripartenza e un disco, a ben ascoltare piuttosto vario, in cui la sua titolare si prende la rivincita di dimostrare di essere capace di scrivere, suonare e interpretare di tutto, per tutti.

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