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Un album di cover di Cole Porter rifatte – per così dire – in modalità standard jazz/swing e registrate in coppia con l’ultimo grande crooner della generazione d’oro è quanto di meno sorprendente ci si possa attendere da una popstar all’apice della carriera e simbolo glamour per eccellenza. Strano a dirsi, ma di incroci così strambi ce ne sono stati a iosa perlomeno a partire dagli anni ’90, pertanto la cosa oggi suona terribilmente ordinaria. Ciononostante, i nomi in ballo questa volta un sussulto lo regalano. Ops… I did it again, sembra dirci Lady Gaga in merito a questo nuovo album collaborativo con una leggenda del calibro di Tony Bennett. Ha replicato perché, se non si era capito, a lei piace farlo strano e, nel caso… rifarlo.

Sì perché Love For Sale non è la prima liaison della camaleontica erede di Madonna (o perlomeno tra le più credibili a cimentarsi nell’impresa) con il 95enne cantante newyorchese che per storia, spessore artistico e peso nella cultura popolare le dà – questo va detto – ancora parecchia pista. Nel 2014 c’era stato Cheek to Cheek, vincitore del Grammy nella categoria Best Traditional Pop Vocal Album, dove però i compositori omaggiati erano una moltitudine (e in mezzo c’era naturalmente anche Porter con Anything Goes), ma tutto ebbe inizio tre anni prima grazie alla reinterpretazione di The Lady Is A Tramp, finita poi nell’album di Bennett Duets II.

Già Duets, che fantasia. Si chiamava così anche uno dei più luminosi esempi di raccolte di rimasticamenti in duo di grandi classici jazz, con Frank Sinatra padrone di casa che dava ospitalità a star del calibro di Liza Minnelli, Aretha Franklin, Julio Iglesias e Bono (con il quale incise I’ve Got You Under My Skin proprio dell’immancabile Porter). E il didascalico titolo marchia spesso lavori del genere, dove a confrontarsi sono le ugole di artisti lontani e diversissimi per estrazione nel tentativo di rendere omaggio a uno dei due, che la gran parte delle volte è un classico. Si intitola così, tanto per dire, pure l’ultimo album di canti in coppia di Sting. Ma anche il tributo a Cole Porter è un déjà vu per il mondo patinato del pop: la compilation del 1990 Red, Hot + Blue sta ancora lì a fare scuola. Ma se in quel caso i rehash erano profondamente invasivi, anche in chiave elettronica (vedasi la straniante Night And Day degli U2), con l’autrice di Chromatica si torna all’antico.

I dodici pezzi in questione sono infatti musicati dal tipico ensemble jazz, ora con arrangiamenti più asciutti (It’s De-Lovely, la title-track, I’ve Got You Under My Skin, I Get A Kick Out Of You, Let’s Do It, Just One Of Those Things, You’re The Top), ora arricchiti con elementi orchestrali (Night And Day, Do I Love You, I Concentrate On You, So In Love, Dream Dancing). Non si esce dai binari della norma ma, del resto, Lady Germanotta questo lo fa… di norma, ed è giusto che ogni tanto anche lei si conceda una pausa all’insegna del canone.

L’idea stavolta è stata di Bennett: «Tony mi ha chiamato una volta alla settimana per diversi mesi – ha affermato la cantante – spiegandomi l’importanza di onorare uno dei geni assoluti della musica». Un particolare non da poco per il leggendario vocalist, dal momento che nel 2016 gli è stato diagnosticato l’Alzheimer. E se scordarsi di Cole Porter per chi fa il suo mestiere è difficile anche in una condizione del genere, meno scontato era che Bennett ricordasse il numero della sua più giovane collega, la quale di recente ha raccontato tutta l’emozione provata quando l’ha accompagnato fuori dal palco al termine della sua esibizione di addio alle scene tenutasi al Radio City Music Hall.

Anche il cinema ha omaggiato Porter ai tempi del biopic De-Lovely – Così facile da amare, con Kevin Kline nei panni del protagonista, ma soprattutto chi ha visto Midnight in Paris di Woody Allen ricorderà senz’altro l’esecuzione al piano di Let’s Do It da parte dall’attore che incarnava il compositore. Musica e cinema: anche qui Lady Gaga ci rientra, e chissà che dopo essersi cimentata pure con Porter e Bennett non si abbia davvero a dire a star is born.

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