Recensioni

Solo un anno fa scuotevamo la testa di fronte al sound di A Productive Cough. Quindici mesi: tanto basta a dei Titus Andronicus sempre più prolifici – al limite della bulimia artistica – per riaffacciarsi con un lavoro nuovo. Completamente diverso, ma non troppo. Dietro la consolle, tanto per cominciare, c’è un maestro come Bob Mould: la sua mano – ma sarebbe meglio dire la sua ispirazione – si sente. L’iniziale Just Ringing a Bell infatti è un’ode al sound aggressivo e melodico del mentore di Minneapolis (pardon, St. Paul). Sempre da quelle parti, Troubleman Inside rispolvera un classico punto di riferimento del gruppo di Patrick Stickles: quei Replacements che furono l’altro pilastro del rock indipendente delle Twin Cities degli anni ’80.
I ragazzi del New Jersey hanno ripreso il piglio punk che avevano lasciato un po’ da parte per abbandonarsi alle fantasie roots nell’album precedente, eppure anche di quelle fantasie classic rimangono tracce sostanziose: a ogni punk rock suonato (e cantato) con la bava alla bocca come (I Blame) Society rispondono dei solidi numeri di hard blues, boogie, rock and roll – My Body and Me, Hey Ma, The Lion Inside – se non addirittura dei rockoni da stadio con riff rollingstoniani (Within the Gravitron) o qualche accenno alle amate gighe irlandesi (la coda di Tumult Around The World). Non sono i Titus Andronicus di The Monitor che avevamo tanto amato, ma se non altro sembrano avere ritrovato grinta e mordente.
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