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7.1

Dopo un esordio solista deludente (una raccolta di esercizietti di stile), Thundercat aveva pubblicato Apocalypse, facendo il salto di qualità: niente di trascendentale, ma un lavoro di sostanza che ne testimoniava la crescita come autore, e autore di quadri compiuti. Questo velocissimo EP, appena sedici minuti, prosegue quel discorso indulgendo sul lato umbratile e agrodolce della sua palette funk-prog-fusion. Titoli e testi raccontano di questi tempi difficili chiedendo conto di cosa stia succedendo (metà delle frasi sono, letteralmente, domande), vagheggiando la morte, presenza che si stende ossessiva su tutti e sei i brani, filtrata da una sensibilità intrisa di quel misticismo cosmico e sincretico che è la cifra dell’afrofuturismo 2.0, vedere FlyLo e il suo ultimo disco, che si chiama, guarda caso, You’re Dead.

Anche quando la musica ha scatti funky steviewonderiani, (Them Changes, con un attacco che ricorda quello di Won’t Do di Dilla), su tutto prevale un atteggiamento romantico-meditativo (l’arpeggio di Song for the Dead ricorda addirittura quello di Sisters di Steve Vai), una ambience densamente atmosferica ma minimale, costruita con una voce sottile e femminea immersa nell’eco, un basso fretless, pochi tocchi di tastiere elettriche e batteria. La carne al fuoco è poca, ma cotta benissimo. Ospiti discreti, in un gioco di scambi di cameo tra amici e collaboratori di fiducia: Mono/Poly, Miguel Atwood-Ferguson, Flying Lotus, Kamasi Washington, Herbie Hancock.

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