Recensioni

7.1

Apshodels è il titolo del settimo album in studio dei The Veils, creatura dell’eclettico cantautore britannico Finn Andrews, che ritroviamo a distanza di due anni dal suggestivo …And Out of the Void Came Love, lavoro che lo aveva visto misurarsi con un’inedita coralità al servizio di una narrazione incentrata sul dualismo amore/morte, ormai ricorrente nella letteratura della band.

Il disco prende il nome dall’asfodelo, fiore che nella mitologia omerica simboleggia il regno degli Inferi, destinato a coloro che in vita non sono stati né virtuosi né malvagi. Un simbolismo che ben si sposa con le nuove composizioni, in bilico tra ingombrante umbratilità (Asphodels) e malinconici swing (Melancholy Moon).

In linea con il precedente album, Andrews predilige uno schema narrativo che esalta l’utilizzo di figure retoriche: The Ladder, brano ironicamente descritto come “una canzone sul bricolage domestico” si conferma come una riflessione poetica e tagliente su amore e morte (Lead me to the ladder/ To anywhere instead/ Out across the water/ Of the river of the dead); e O Fortune Teller, un pezzo intriso di atmosfere alla Nick Cave / Warren Ellis con drappeggi d’archi — firmati ancora una volta dalla musicista e arrangiatrice Victoria Kelly— a ricucire gli strappi di una narrazione che procede incerta, quasi preoccupata, su ciò che il ‘cartomante’ possa rivelare del prossimo futuro (O fortune teller/ Don’t tell me too much / With no laughter to show/ You tell me all about it/And I don’t doubt it/ I just let it grow and grow).

C’è però spazio anche per timidi spiragli di luce, con sonorità che si aprono ad un misticismo alt-rock, che si insinuano tra ferite mortali (Mortal Wound) oltre ad un sognwriting perfettamente bilanciato (The Sum, A Land Beyond) che spingono il Nostro dalle parti di maestri del calibro di Tom Waits e Leonard Cohen.

In appena nove tracce, Asphodels riesce ad accogliere un immaginario ricco puntellato da un lirismo ieratico. Una dichiarazione d’intenti che suggella il percorso di un artista alla costante ricerca di quell’unicità in grado di definirlo.

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