Recensioni

6.7

Quando Hugh Cornwell mollò il gruppo nel ’90, il rapporto tra i dischi di studio e quelli dal vivo era di dieci a due. Negli anni successivi il numero dei live è aumentato, ma in genere riguardavano per lo più eventi particolari, anniversari, concerti memorabili oppure testimoniavano cambi di formazione (e comunque nulla rispetto al profluvio di antologie, specialmente degli anni ’90: la piccola label per cui incidevano monetizzava così il grande nome). Negli ultimi anni poi si sono aggiunte le pubblicazioni da fan club o del sito personale, in genere souvenir delle tournée recenti (anche negli anni ’00, in cui erano tornati sotto contratto con la Sony) e il monte totale è cresciuto ulteriormente.

In una carriera così lunga ci sta, d’accordo, ma forse ora si esagera: negli anni ’10, a fronte del solo Giants come album di studio, sono già usciti due live (acustici, uno dei quali era il bonus dell’edizione speciale del suddetto Giants) e ora questo Feel It Live. Oltre ai prevedibili classici (manca Golden Brown, forse poco in linea col recente suono aggressivo) e alle canzoni dell’ultimo (peccato però per l’assenza della suggestiva My Fickle Resolve), esce fuori anche qualche vecchia perla assente da tempo (vedi Sometimes o The Raven) ed è ben rappresentato anche il precedente Suite XVI (un solo brano invece da Norfolk Coast).

Dal vivo i Nostri sono ormai delle macchine da guerra, anche le sbavature e i limiti sono quelli giusti del live (benché la recente Mercury Rising perda inaspettatamente in potenza rispetto alla versione da studio), i pezzi vengono resi a dovere, anche nel modo in cui si armonizzano quelli di epoche lontane (la voce di Baz Warne non avrà il fascino di quella di Cornwell, ma accusa meno il palco).

Quindi un senso ce l’ha questo disco, anche per i non-fan; l’ascolto è piacevole come era per gli altri,e tutto testimonia efficacemente la longeva tenuta live: detto questo, però, adesso basta.

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