Recensioni

Se l’esordio E’ltica – Sermon Your Nihilism metteva in scena, parole del nostro Pifferi, «un concentrato di raffinata eleganza rock, schizzi di americana e aperture verso un pop orchestrato» e il successivo Bitter Gospels Along The Riverside era apparso decisamente più «maturo e coeso, con una certa rilevanza dell’aspetto letterario dei testi in inglese», la terza prova in studio dei lombardi The Please suona come la naturale chiusura del cerchio, la quadratura di un percorso di ricerca, il sunto ideale di un omnibus musicale che negli anni ha rincorso varie deviazioni e che qui trova il suo più definito compimento.
Con meno smalto rispetto al suo predecessore ma decisamente più rifinito, nel suo essere smaccatamente derivativo, Here riporta a casa tutte le sonorità affrontate dal gruppo in questi anni, dal pop-folk che si inizia volentieri alla coralità dei Fleet Foxes (Share The Fear), alle strutture incalzanti che ci avevano fatto ben sperare ai tempi del debutto dei Mumford And Sons (Seagull) o ancora ad un soft-rock dalle suggestioni latineggianti in stile Calexico (Back And Forth). Ci si potrebbe divertire per ore a rincorrere i riferimenti, dal pop beatlesiano (Even And Odd) a quello di Brian Wilson (Here), dal vibrato di Jose Gonzalez nella traccia d’apertura al distacco disincantato di Father John Misty in Carnia. Ma quello che rende davvero interessante, attuale e ricco di spunti questo lavoro è la cura, la raffinatezza e la bravura con cui Mattia Airoldi e compagni confezionano canzoni in grado di distendersi in totale autonomia in un hic et nunc fascinoso ed evocativo, malinconico e disilluso.
Su una strada sterrata che parte dalla Virginia e arriva sulle rive dell’Adda, la musica dei Nostri si bagna di un sapore nostrano che riflette l’impossibilità di un futuro e lo sbiadire del passato, in un presente precario e instabile da cui ripartono con il vento nei capelli, le voci educate, le ritmiche a tenerci in piedi e gli archi a ricordarci di non smettere di sognare. Here è tutto questo e tanti altri mondi, anche più dimessi e instabili (basti guardare a I.D., tutta voce e chitarra) ma sempre eleganti e consapevoli, da ascoltare ad occhi chiusi, rinunciando ad ogni timore di sorta per farci portare lontano da chi è in grado di farlo.
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