Recensioni

Con Axel Willner ovvero The Field non ti sbagli, ciò che ti troverai ad ascoltare lo intuisci dalle copertine dei suoi album, da sempre caratterizzate dai medesimi elementi: il suo alias in testata, il nome del disco a tre quarti d’altezza, l’ultima riga dedicata all’etichetta che, anche per quest’ultima prova, è Kompakt. Anche la grafia del logo e dei testi è la medesima, e toh, se è cambiato qualcosa di sostanziale, quello è lo sfondo. Abbiamo avuto tre album con background chiaro prima (Yesterday And Today, Looping State Of Mind e From Here We Go Sublime) e, con quest’ultimo Infinite Moment (che segue The Follower e Cupid’s Head ), altrettanti con quello nero.
Pantoni e cromatismi par però che non abbiano correlazioni dirette con la musica proposta dal Nostro, che risponde da sempre a una lievitante elettronica fatta di morbidi loop dal calore diffuso e irradiante. Minutaggio generoso (i brani spesso superano i 10 minuti di durata) e voci letteralmente sciolte nelle note ne completano una cifra stilistica che fa suoi elementi di ambient, techno, indie e shoegaze attestandosi da sempre su buoni, se non buonissimi, livelli. Questo disco non fa eccezione e racconta di un producer che ha voluto restringere al massimo il campo d’azione procedendo orizzontalmente, senza accumuli, spirali o anelli come accadeva nel capitolo precedente o nell’acclamato Cupid’s Head. Basi programmate e pochissime note suonate live in studio sono gli elementi in gioco, con i soliti – suppergiù – 110 bpm a reggere il tempo per le poche pennellate sintetiche (Divide Now, con palesi ricordi rave tra trance e mini stacchetto jungle, l’apertura ambientale Made Of Steel, Made Of Stone con rimandi a etichette come 4AD), oppure lasciando a quelle il compito di definire densità e spazio di manovra (Hear Your Voice, con echi ed estetiche techno dub).
È un disco che calca di meno su batterie elettroniche e quadrature techno, e l’immancabile loop shoegazey si palesa in tutta la sua devozione nella title track posta in chiusura. Non poteva esserci finale più emblematico: l’Infinite Moment è il leitmotiv dell’arte willneriana, queste sono analgesiche composizioni che durano il tempo necessario per assecondare una medicamentosa natura.
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