Recensioni

Se vivi sull’isola di Wight e suoni in una torre d’età vittoriana trasformata in studio, non dovrebbe stupire che una vena di calda malinconia percorra tutte le tue composizioni. È il caso di quelle di Michael and David Champion, semplicemente The Champs (da non confondere con l’omonima band americana degli anni Sessanta), che dopo l’esordio tra 2013 e 2014, un più movimentato Down Like Gold, tornano a colpire via PIAS. VAMALA (tutte lettere maiuscole, perché a Michael “piacciono le lettere tutte della stessa altezza“) è un disco più lavorato, meno immediato, che ha visto la collaborazione del produttore Dimitri Tikovoi, uno che ha in curriculum Placebo e Goldfrapp (questi ultimi per certi versi vicini al sound dei due fratelli inglesi).
Rispetto al passato, mancano quasi del tutto gli episodi up-tempo, e tutto è avvolto in un’atmosfera da crooning dell’anima: un pop dei buoni sentimenti che passa attraverso un uso sapiente dei synth e un’orecchio sempre teso verso il soft rock da airplay. Episodi come Sophia vagheggiano lo struggimento di una Sinead O’Connor, ma non si trascurano Simon & Garfunkel letti attraverso la lente Kings of Convenience (Forever Be Upstanding at the Door) o il gusto Smithsiano della titletrack (e sugli Smiths, vedere anche la copertina del precedente album). Su tutto si posa uno spleen romantico dei Sigur Rós, soprattutto in pezzi più d’atmosfera come il finale, evocativo, The Devil’s Carnival.
I fratelli Champion hanno sicuramente sufficiente mestiere per popolare una playlist radiofonica (o su Soundcloud, visti i tempi), e non difetta loro nemmeno quel physique du role, per essere un culto del pop d’albione. La domanda, che non trova ancora risposta, è se abbiano i numeri per non farsi dimenticare.
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