Recensioni

Down Like Gold, l’esordio dei fratelli Michael e David Champion, in hype da alcuni mesi in UK, è disco malinconico e abbastanza sommesso, come non ci si aspetterebbe del tutto da un indie act giovanissimo. Storia esemplare la loro, fatta di band adolescenziali nella madrepatria Isle Of Wight, finché si riuniscono e registrano alcuni demo. Un pezzo, St Peters, arriva alle orecchie di Dermot O’Leary di BBC Radio 2, che li invita nel suo show per una session. Circostanza questa che porterà in seguito alla registrazione del debut album e al contratto con la PIAS.
Down Like Gold è indie, è pop, è folk – prettamente in acustico e dalla vocalità accattivante – che fa un po’ il verso con devozione ai loro idoli R.E.M. in primis, ma anche ai classici americani (Dylan e Neil Young); l’upbeat del primo singolo Savannah (così come My Spirit Is Broken) è piuttosto in controtendenza rispetto al mood generale, che è melanconico, fatto di piccoli pezzi d’amore sussurrati, romantici e curiosi, con ipnotiche e sospese lullaby come la già citata St Peters o la title track in odore di deserto.
Una percezione di coesione che fa del disco un piccolo vademecum pop da consultare con frequenza.
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