Recensioni

7.2

In un panorama musicale alterato da algoritmi da inseguire e playlist ambite di cui far parte per nutrire la speranza di raggiungere un bacino di utenza sempre più ampio, quanti artisti possono essere definiti realmente “liberi” di esprimere la propria idea di musica, lontani da qualsiasi tipo di sollecitazione esterna? Nick Saloman, da quasi quarant’anni, rientra a pieno titolo in questa speciale classifica, con la sua iper-produttività (nella prima parte di carriera viaggia su una media di due album all’anno), la scelta di creare un’etichetta (Woronzow Records) che fosse naturale estensione del suo fare musica e l’esser rimasto fedele, ancora oggi, ad una narrazione sonora che continua a cristallizzarlo in quel preciso momento di contaminazione dove il trinomio rock-blues-soul di fine anni sessanta inizia a dialogare con le forme più sperimentali del prog dei primi ’70.

Alla fine degli anni ottanta (è del 1987 l’esordio acido con l’album Miasma) il progetto solista The Bevis Frond, più recentemente allargatosi alle dinamiche di una vera e propria band, mostra giù la sua formula – poi divenuta seminale per band del calibro di Pavement, Teenage Fanclub, Lemonheads –  a base di neo-psichedelia, art-punk, pop-folk di matrice 60’s ed un approccio melodico  alla materia chitarristica che farà breccia, tra gli altri, nell’immaginario di J. Mascis e i suoi Dinosaur Jr.

Focus on Nature, album che segue a distanza di tre anni l’ottimo Little Eden, si inserisce perfettamente in questa narrazione mostrando una sempre lucente attitudine a tirar fuori dai diciannove brani in scaletta – per un totale di circa settantacinque minuti di musica – un ventaglio di suggestioni e sfumature che non tradiscono il marchio di fabbrica Bevis Frond/Saloman. Pensato come un concept sulla Terra e i continui stravolgimenti e smottamenti a cui è sottoposta – sia dal punto di vista climatico che sociologico – Focus on Nature non resta comunque ancorato, nei temi come nei suoni, ad alcun canovaccio lasciando all’ascoltatore la possibilità di muoversi liberamente su e giù in scaletta, certi di misurarsi sempre con composizioni ispirate, fresche e assolutamente godibili: le derive hendrixiane di Heat, l’oscuro psych-folk della title-track, l’art-punk di God’s Gift, il ruggente alt-rock di Hung on a Wire, lo psych-folk altezza Big Star di Happy Wings o quella sapidità seventies in quota Hollis di Mr Fred’s Disco, sono gli ingredienti che – ancora una volta – i Bevis Frond utilizzano per rendere unica quella pastella allucinogena che hanno attaccata addosso fino all’ultima fibra del loro corpo.

Pur utilizzando un’idioma parlato da nicchie sempre più sparute, Focus on Nature è un ritorno assolutamente godibile che, soffermandosi sulle più recenti uscite discografiche, può e deve essere capofila per lavori come What Do We Do Now proprio di J. Mascis e l’album collaborativo ed omonimo a firma Liam Gallagher & John Squire. Le chitarre sono morte, evviva le chitarre!

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