Recensioni

6.4

Teho Teardo si sposta dal cinema alla fotografia per questo Music for Wilder Mann. Le fortunate colonne sonore di tante opere della nouvelle vague cinematografica italiana (Sorrentino e Vicari in primis) lasciano qui il posto alle immagine iconiche del fotografo francese Charles Fréger, che ritrae figure antropomorfe dalle sembianze selvagge di animali e diavoli.

A ciò Teardo accosta la sua musica, con la consueta mistura di classica molto evocativa (il violoncello di Martina Bertoni), elettronica, rumorismi e calligrafie post-rock. Il compito sarebbe facile se le fotografie di Fréger puntassero tutto sulle possibilità espressioniste di esseri atavici che arrivano dal passato più lontano per spaventare. E invece no: gli umanoidi ferini di Fréger, più che incutere timore, commuovono ed è lungo questo (scivolosissimo) crinale da mito del buon selvaggio emotivo che Teardo appoggia la sua musica. La quale, com’è ovvio, raccorda la propria indole futuristica (ma poi neanche troppo) con il remotissimo e il primitivo, in una sorta di invito non detto (ma nemmeno malcelato) a tornare a una dimensione più vera e istintuale.

Il tutto regge? Sì e no: l’impressione è che le otto tracce di Music for Wilder Mann funzionino meglio dal vivo (dunque con le immagini a far da supporto) che su disco. La scrittura musicale di Teardo è parecchio riconoscibile e qui non regala particolari imprevisti – a parte qualche saltuario sprazzo ritmico da tregenda antropologica. Come a dire che, data l’oggettiva difficoltà del progetto, a questo giro si va sul sicuro. Emozionando, ma senza travolgere e senza nemmeno strafare. Ospiti la Johnsons Julia Kent e Erik Friedlander (John Zorn).

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