Recensioni

Uno dei dischi più attesi genera una delle tournée più attese dell’anno, lapalissiano. Lo dimostra un Circolo degli Artisti praticamente colmo e l’ampiezza del range del pubblico in cui darkettoni e hipster, attempati noisers e improbabili tailleur & tacco 12 si mischiano con tanta nonchalance quanta è la classe che i due responsabili mettono sul palco. In realtà è un trio a scendere in campo, complice il violoncello di una Martina Bertoni sempre più anima affine di Teardo, tanto da accompagnarlo ormai in pianta stabile anche quando le atmosfere si fanno più abrasive: vedi alla voce TAM TUUMB! Cento anni di Arte dei Rumori, l’omaggio a Russolo tenutosi all’Istituto Svizzero di Roma a fine aprile in compagnia di Cut Hands, Aaron Dilloway, Antoine Chessex, Andy Guhl e Dave Phillips.
È infatti l’ottimo interplay tra Teardo e la Bertoni l’asse portante del live, in equilibrio pregevole nei contrasti tra classica ed elettronica: il primo intento a suonare la chitarra e trattare l’elettronica necessaria per sopperire ad una formazione così ristretta condensando l’ampia tavolozza del disco; la seconda pronta a far vibrare, scuotere, percuotere, scivolare dolcemente le dita sul suo violoncello insieme cameristico e disturbante. In mezzo lui, l’istrione tedesco, capace di attrarre magneticamente lo sguardo e le orecchie degli astanti senza rubare la scena ai colleghi, così come di incenerire il povero fonico per qualche minimo e ovviabile problema di ritorno in cassa. Roba superabile per tutti, tranne che per il perfezionista Blixa a suo agio nel cantare in più lingue e scherzare col pubblico, tanto che la sensazione è quella di un gruppo affiatato e non di una performance (più o meno) estemporanea.
Still Smiling scorre nella sua interezza alternando momenti più ludici e attesi – Mi Scusi, come prevedibile, solleva scroscio d’applausi e occhiolini a più non posso, mentre a Come Up And See Me va la palma dell’ovazione –, altri più tesi e vibranti o romantici e pieni di pathos (Alone With The Moon dei Tiger Lilies, ad esempio) ma è l’insieme a fluire come un tutt’uno organico e ben equilibrato. Contrappuntato dal sorriso imperituro di Teardo e dagli scambi di battute di un Blixa incantatore e chiacchierone, (auto)ironico oltre ogni aspettativa. La cover di Soli Si Muore, poi, impreziosisce il bis e rinsalda il legame dei due con un immaginario italiano d’antan che mai avremmo creduto potesse esistere in siffatte forme. Chapeau.
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