Recensioni

Più che La Divina Commedia, il terzo album in studio di Tedua avrebbe potuto chiamarsi Il delitto perfetto, come da pellicola di hitchcockiana memoria.
In un’epoca in cui l’opera magna è sinonimo di “spezzatino” pro-algoritmo, Tedua ha trovato una sintesi, vuoi furba ma azzeccata, in cui l’hype ha sicuramente giocato a favore. Pochi album nel rap italiano post 2016 sono stati anticipati da un’attesa tanto spasmodica, un lungo periodo alimentato anche e soprattutto dal diretto interessato che, nel 2020, già ne pubblicava una sorta di anticipazione, Vita Vera Mixtape, lavoro passato dall’essere un antipasto a mixtape a sé stante, complice la complessa gestazione dell’album e un periodo di forte depressione coinciso con il periodo pandemico.
Ne La divina commedia di Tedua, niente riferimenti e metafore dantesche, si racconta piuttosto la più classica delle storie rap, quella dell’ascesa dell’artista verso un ipotetico paradiso / successo / redenzione. Del resto, i laschi rimandi al testo scolastico per antonomasia hanno permesso al rapper di fare un po’ quel che gli pareva e con chi gli pareva e questo sì un po’ spezzatino lo è. Si passa dal conscious rap al pop radio friendly, da pezzi tik tok ready a episodi più crudi, il tutto circondato da una schiera di variegati ospiti degni delle grandi occasioni e un grafico che non passa certo inosservato, David La Chapelle.
Tutto giustificabile nel momento in cui, dietro al considerevole investimento, troviamo un maître à penser che riesce a risultare credibile e che anzi è anche maturato. Il suo stile rimane il collante tra tutte le produzioni fin qui, la maggior parte di queste orchestrate dal fidatissimo Chris Nolan oltre che da Dibla e Shune, a cui si aggiungono anche contributi di Charlie Charles, Zef, Daves, Night Skinny e Sick Luke. Ed è un flow che da alieno e fuori tempo – vedi Orange County California (2017) e Mowgli (2018) – ha trovato nuove vie tra metriche e ineffabili incastri e un uso diverso della dinamica, vedi i pezzi emozionali come Intro La Divina Commedia, ouverture in cui il nostro sciorina la più “classica” dichiarazione d’intenti servendosi di barre dal grande impatto evocativo, oltre che in Bagagli (improvvisazione), dove si appoggia su note semplici di pianoforte ed archi in un flusso continuo di parole, mettendo sul piatto tutte le sue debolezze.
Dall’effetto zapping emerge inevitabilmente una riproduzione a interesse alternato, in cui passaggi più che rilevanti vengono susseguiti da altri senza particolare spinta; pensiamo per esempio alla traccia numero due, Paradiso Artificiale, la pagina più street del lotto che impatta sull’ascoltatore con un beat cattivo ben dominato dall’artista insieme a Baby Gang (a cui è affidato il ritornello), alla super strofa di Kid Yugi e alla skit di Noyz Narcos, immediatamente susseguita però dal pop aperto e mellifluo di Malamente, pezzo iper radiofonico che nella sua semplicità si perde eccessivamente nei meandri adolescenziali, sbavatura questa riconducibile anche in Red Light.
Il lato pop più efficace – al netto di una Hoe (con Sfera Ebbasta) pensata in ottica virale – è invece rappresentato da Volgare, episodio in cui fa capolino un Lazza ormai costantemente in stato di grazia, sempre abile a portare molto del suo mondo confezionando un inciso impreziosito da un hook appiccicoso spalmato su una produzione che flirta con una componente più dance.
Capita poi di incappare di tanto in tanto in alcuni feat degni di nota (anche più dei brani stessi), come quello di Salmo (Angelo all’inferno, con gustosa citazione a Il 6° Senso di Kaos) e soprattutto quello di Marracash (Diluvio a luglio, istantanea dello stato dell’arte della scena mainstream), frammenti di un’amalgama che ritrova coerenza in un finale sempre più a trazione introspettiva: Lo-Fi for U è una lettera aperta alla scena che sancisce de facto la fine dell’era dei “bimbi” (Sfera, Izi, Ghali, Tedua) adesso cresciuti e che ricorda la chiusura del cerchio presente in Dieci anni fa dei Club Dogo, pubblicata poco prima della rivoluzione trap. Outro rappresenta invece ultimo atto dove, a scalata raggiunta, l’artista si dice pronto per il “Paradiso”, che sarà anche il titolo del nuovo capitolo discografico in uscita prossimamente.
Eccola dunque la potenza editoriale de La Divina Commedia, un album che riesce a seguire tutti i trend discografici (sequel compreso), nascondendolo però piuttosto bene.
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