Recensioni

Primo (lungo) per Sub Pop dopo un paio di anticipatori dischetti brevi, titolo omonimo a comunicare una sorta di nuovo inizio (idea corroborata dalla presenza dei soli due titolati, senza ospiti), copertina che riprende il più materico tra i materici contemporanei a evidenziare la densità sonora, note di copertina del poeta e naturalista Robert Macfarlane (di cui si consigliano vivamente tutti i libri a partire dall’ultimo È vivo un fiume?) pronto a paragonare naturalisticamente il suono del duo a quello delle tempeste, di fiumi in piena o dei sommovimenti tellurici, sei pezzi per quasi 80 minuti di musica che dire dilatata è poco.
Questa, in sostanza, la carta d’identità del decimo album dei Sunn O))), al contempo album essiccato nei presupposti e ovviamente massimalista nelle risultanze. Come se Stephen O’Malley e Greg Anderson avessero tentato la via del passato per rinascere a nuova vita, come una araba fenice che rinasce dall’humus fertile del delay primordiale.
Musica potente, materica e densa al punto da farsi quasi tangibile, risonante spiritualmente nel suo essere tonitruante – per rimanere alle analogie con le forze naturali – ed estatica nel suo essere ipnotica e lacerante; mistica si sarebbe detto un tempo quando non si riusciva a dare coordinate intelligibili alla potenza distruttrice di qualche fenomeno naturale.
Nello stesso tempo è difficile raccontare i sentimenti contrastanti che questo nuovo album genera in chi ascolta: spossatezza fisica da un lato, trascendenza dall’altro, apparente noia da una parte, estasi da motore immobile dall’altra, straniamento per un verso, sensazione di comunione naturale con l’om primordiale per l’altro.
Ecco, la musica dei Sunn O))) è sostanzialmente questo: una riproduzione del mistero della natura, una epifania della traslazione corporea, una manifestazione dell’alterazione percettiva. Prendere o lasciare, come sempre.
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