Recensioni

Dopo White Two arriva Black One, il nuovo disco dei Sunn O))), un lavoro che decontestualizza, smembra e affoga la pompa magna del metal in una pece acida che corrode le orecchie dell’ascoltatore.
Proprio come i Melvins e gli Earth (di cui il gruppo è dichiarato fan), il gioco si tinge d’ espressionismo, di ralenti agghiaccianti, di lamenti demoniaci (questi sì, in stile Grind-core) e con l’aiuto delle sperimentazioni di Oren Ambarchi e delle elaborazioni elettroniche di John Wiese, è l’ambiente sonoro complessivo ad acquistare prospettiva e volume, a catturare l’ascoltatore avvolgendolo in un inverno tempestoso e impestato.
Il riferimento alla migliore tradizione metal è visibile nella cover espansa degli Immortal (Cursed Realms) e nella citazione dei Bathory nell’ultima traccia, ma anche da queste parti nulla porta all’epica del genere o alle grottesche lande del grind storico. Black One è un incubo drone metal, il complemento esatto di quello dell’etichetta Kranky: non una never ending story, piuttosto un lamento senza fine, un cimitero di fender abbandonate con le spie dei distorsori ancora accese. Non c’è nessuna speranza.
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