Recensioni

Chissà se è stata (Sittin’ On) The Dock Of The Bay, l’indimenticabile canzone di Otis Redding una cui reinterpretazione è presente nella versione deluxe di questo The Bridge, ad aver ispirato Sting il quale a un Alvaro Vitali che gli chiedesse: cor fischio o senza? lui risponderebbe senz’altro: cor. Il cantautore britannico ha infatti spiegato che è nata fischiettando, If It’s Love, rotonda e calda pop song trainata proprio da un sibilo labiale a presa rapida e scelta come primo estratto dal suo quindicesimo lavoro in studio. A lui je vengono così. Se lo stato di forma di un musicista pop si misura sulla capacità di sciorinare melodie e ritornelli piacevoli e impattanti, lo Sting attuale gode senz’altro di una condizione invidiabile.
Dopo le opinabili ultime prove in studio (il lavoro è il successore di 57th & 9th, ma anche del disco collaborativo con Shaggy e della raccolta My Songs) e un bello ma non proprio indispensabile Duets, Gordon Sumner si (ri-)disvela a sorpresa con un lotto di inediti che non sarà tra le cose migliori fatte in carriera ma la sua figura la fa eccome. Lui durante la pandemia non è mica stato chiuso in casa, no. Se n’è andato in giro per il mondo incidendo musica ovunque trovasse quattro mura con un registratore dentro. Home is where a studio is, deve aver pensato, tanto più se l’urgenza espressiva è improcrastinabile.
Il Ponte conta 10 brani (tre in più nell’edizione con i bonus) che spaziano tra i generi da sempre esplorati dal Nostro, rielaborati come al solito con quel tocco fortemente peculiare che riconosci all’istante. Per dire, The Bells Of St. Thomas è un conturbante e oscuro swing/jazz costruito su un mood straziante – ancorché sornione – e su languide percussioni che gli danno giù di spazzole, mentre da The Hills On The Borders si scrutano panorami country/folk e Captain Bateman conduce nei territori di certe rock ballad early 90s muovendo però anche lei da premesse “celtiche”.
C’è tanto Sting e non potrebbe essere altrimenti, ma è lo Sting migliore che potessimo aspettarci, quello che con estrema disinvoltura butta lì chorus disarmanti come quelli della già citata If It’s Love o di Rushing Water. Facile come bere un bicchier d’acqua, appunto, ma solo per lui. Stavolta la forma non diventa formalismo e men che meno conformismo. L’eleganza è sostenuta da sostanza, le convenzioni da spontaneità. Per questo gli si perdona qualche inevitabile calo, come la prevedibile e prescindibile Loving You, e alcune concessioni al già sentito come For Her Love, che è praticamente un autoplagio di Shape Of My Heart, e Harmony Road, sorta di complanare di Message In A Bottle (perlomeno per il calco dei tornanti chitarristici). Sting sogna ponti quando resta bloccato, ma dove va lui non servono… strade.
Amazon
