Recensioni

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Una insistita e apparentemente (e)statica sospensione segna questo lavoro lungo per mr. Sunn O))), non nuovo a sortite a proprio nome e/o collaborazioni a margine della sua sigla principale e di uno scatafascio di altre esperienze più o meno interessanti e memorabili (tra le prime, ovviamente Khanate, KTL e Æthenor). Questo But Remember What You Have Had esce per Portraits GRM, etichetta e serie nate dalla collaborazione tra Editions Mego e INA-GRM, il Groupe de recherches musicales francese specializzato in musiche elettroacustiche. E proprio al crinale tra i due ambiti di ricerca sonora delle etichette madre si pone questa serie che ha già visto uscite di Kali Malone, Jim O’Rourke, Sarah Davachi e Felicia Atkinson tra gli altri.

Questo per dire che l’album segna già uno spostamento nell’asse sonoro del nostro, impegnato in questa unica suite da più di mezzora nel tratteggiare, come si accennava in apertura, una lunga e trance-inducing traccia che raffina gli strumenti soliti del nostro (drone-metal dovrebbe mettere d’accordo tutti, giusto?) offrendone una specie di versione minimale, per volumi soprattutto, meno parossistica e, almeno nella prima metà, di piacevole staticità. A dar manforte, e a increspare i flutti di droni che O’Malley va via via aggiungendo e stratificando tra feedback e risonanze, ci sono i fiati di Hans Teuber e Stephen Moore che qualcuno ha voluto vedere come “ambient-metal-jazz fusion” (The Quietus, nello specifico) ma che in realtà hanno solo il pregio di “scuotere” questo magma montante rendendolo più corposo e materico.

Il risultato non è ovviamente nulla di nuovo se si bazzicano certi ambienti sonori e se si conosce O’Malley, ma a tratti si avvertono delle aperture “sinfoniche” (la chitarra è solo una e appannaggio dell’autore) che sinceramente sono un gran bel sentire, specialmente nella seconda metà della suite quando le cose si fanno decisamente più oscure e minacciose.

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