Recensioni
Abdullah Ibrahim
Teatro Alighieri - Ravenna Jazz 2024
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Fabrizio Zampighi
- 20 Maggio 2024

Quasi novanta anni e un percorso artistico straordinario che ha incrociato le strade di moltissimi grandi del jazz, da Duke Ellington a Elvin Jones, da Don Cherry a Ornette Coleman, da Cecil Taylor a Pharoah Sanders: Abdullah Ibrahim si presenta sul palcoscenico del Teatro Alighieri di Ravenna senza troppi preamboli e con qualche difficoltà, accompagnato dal personale di Ravenna Jazz. Si accomoda al pianoforte, dove per la successiva ora darà vita a un live set in solo breve ma intenso, seppur lontano da una gestualità tecnica arrembante o avventurosa.
Del resto la musica di Ibrahim è più una questione di feeling e di intensità emotiva che di virtuosi voli pindarici, e in tempi recenti, soprattutto in dischi come il Solotude del 2021, la cosa è si è fatta ancora più evidente. Anche nella data di Ravenna Jazz il pianista sudafricano ha offerto uno spaccato affascinante del modo lento e calibrato di suonare che lo caratterizza, con bassi essenziali in stile Monk e una mano destra che non ha disdegnato le scalate repentine, i cambi di altezza nei fraseggi, le acciaccature.
Nell’universo armonico di Ibrahim gli spazi tra le note hanno la medesima importanza dei suoni che escono dalla cassa armonica del pianoforte, per una narrazione toccante, immediatamente comprensibile ma definitivamente ricca, in cui si riconoscono inflessioni classico-jazzistiche à la Chopin/Jarrett ma soprattutto quelle blue note così importanti per un artista cresciuto in giovinezza a suon di blues e gospel.

Complimenti ai promotori di Ravenna Jazz per essere riusciti a coinvolgere un musicista di tale caratura, in una data live infrasettimanale che ha raccolto un buon numero di spettatori.
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