Recensioni

7.2

Sembrano trascorsi secoli da quello Spiraling che segnava l’esordio del quartetto di New Orleans. Un biglietto da visita all’insegna di un post punk gutturale e furibondo che nascondeva le capacità canore di Alli Logout dietro violente invettive dal sound lo-fi e bituminoso. Due anni dopo The Passion Of rincarava la dose con una miscela ancora più intransigente di punk e techno, ma anche con curiosi artefatti sonori come Street Pulse Beat, da cui emergeva una sensibilità glam e pop e il desiderio della band di coniugarli con una retorica da guerriglia urbana.

Ebbene, la storia di Endure inizia esattamente da dove si era interrotta ai tempi del predecessore. Il 2020 infatti era l’anno in cui i Special Interest si erano ritrovati a scrivere i nuovi brani in condizioni claustrofobiche, via via sollecitati da episodi come quello della rivolta del Campidoglio e le proteste di Black Lives Matter. Contestualmente il desiderio di ritornare a vivere a far festa ha condotto a una svolta parzialmente inaspettata dal punto di vista di un sound, che oggi mette la loro consapevolezza queer punk al servizio di canzoni che flirtano con la dance del passato.

In questo senso, l’output più impressionante (e più riuscito) è quello della nota (Herman’s) House: un simulacro electro funk fatto di sirene, bassi slabbrati e drum machine, su cui domina il canto soulful e potente della leader, per quello che sembra davvero una versione punk della house music anni Novanta. Il pezzo (che nel testo fa riferimento Herman Wallace, un ex Black Panther detenuto nelle carceri della Louisiana) funge da perno (ma sarebbe meglio dire “da minimo comune denominatore”) per l’intero album.

Da una parte, infatti, c’è la violenza techno hardcore di Impulse Control, i bassi serrati di Cherry Blue Intentione e assalti funk punk come quelli di Foul. Dall’altra ci sono i brani che instillano una voglia di ballare con consapevolezza, come le incursioni dance pop di Midnight Legend e l’R’n’B (anche se della varietà di più dark e spettrale) di Kurdish Radio. Ad assimilare canzoni che sembrano suonate da (almeno) due band diverse c’è la prepotente personalità di Alli Logout, già artista performativa e regista impegnata da anni a creare contro-narrazioni all’interno delle comunità e delle sottoculture di appartenenza.

Nelle sue mani, la band diventa uno strumento di militanza, mentre testi incendiari come quelli di Concerning Peace («Violence in its complexity is the only tool against indignity, no one will ever rest in peace when their value is less than property») suggeriscono un approccio critico alle politiche neoliberiste decisamente più maturo della media dei gruppi odierni.

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