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7.3

Non tutti possono essere avanguardia, questo è un dato di fatto (e una discreta fortuna). Per raccontare il presente, tuttavia, sono spesso necessarie una lucidità e una sfrontatezza che nulla hanno da invidiare all’audacia di chi cerca nuovi linguaggi. Di rivoluzionario in termini di vocabolario non ha in fondo granché, questo secondo lavoro degli Special Interest: eppure abita quest’anno cruciale con una rabbia mai fuori fuoco né fine a se stessa.

Muoversi tra le pieghe infette di un’umanità che si è ritrovata a dover fare i conti con una pandemia significa, prima di tutto, riconoscere i nodi che sono venuti al pettine. Farlo, per The Passion Of, coincide con l’aggressività di un suono – techno-industrial-hard-glam-ambient-punk – che è prima di tutto veicolo di un discorso che affronta l’emarginazione, le disuguaglianze e la discriminazione di ogni minoranza. Sia chiaro però: questo disco non è figlio della crisi sanitaria mondiale, piuttosto si trova lì dove essa ha squarciato il velo di Maya. Nelle periferie povere che subiscono una gentrificazione senza scrupoli (All Tomorrow’s Carry, Homogenized Milk) e nella povertà delle persone che le abitano; nel razzismo sistemico della società americana (With Love), deflagrato guarda caso proprio quest’anno nella più massiccia serie di rivolte da decenni a questa parte.

Drama introduce il discorso con 42 secondi di rintocchi soffocati da dissonanze elettroniche, prima di esplodere nello stantuffo gabberista di Disco III – incipit: sodomy on LSD! – summa quasi completa di quanto ci aspetterà nel seguito. Ci muoviamo infatti tra sporche drum machines industriali e chitarre psicotiche in zona Brainiac, mentre Alli Logout sbraita, quasi sommersa dal rumore ma ancora ben udibile. Già, la voce della band si descrive in terza persona plurale come a black, gender non-conforming filmmaker and performance artist, ovvero una voce per chi è al di fuori delle definizioni di genere. I temi del disco vanno di conseguenza: blackness e sessualità (dei piaceri a essa legati o da essa liberati). A Depravity Such as This… e Street Pulse Beat raccontano rispettivamente del dolore legato alla passione (che si specchia in una cassa dritta sempre più incalzante) e delle sensazioni inspiegabili e animalesche che scatena in noi la passione (in quello che, il secondo, è il singolo di punta del lavoro).

A distanza di due anni da Spiraling, Maria Elena (chitarra), Nathan Cassiani (basso), Ruth Mascelli (synth) e Alli Logout (voce) da New Orleans hanno saputo confezionare mezzora di modern dance agitata da un’anima (hyper) punk riuscendo, oltre che a colpire dritto in faccia, a trasmettere l’urgenza di dover affrontare ogni oppressione. Lo sapevamo già, ma ce lo dimentichiamo troppo spesso.

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