Recensioni

Evol è costruito intorno alla morte di un musicista ma soprattutto di un amico. L’album è sia un punto d’arresto che di partenza, un’unione degli antipodi testimoniata dallo stesso titolo bifronte. Evol è il disco in cui la band non solo si lascia alle spalle il batterista Bob Bert e l’influenza di Glenn Branca, ma anche quello in cui inizia a mettere le basi per un sound che finalmente sarà propriamente individuale, aprendo la strada al monumentale Sister. Con Evol, i Sonic Youth ritagliano con forza il loro posto nella scena e, dismessi i panni dei nerd che suonano nelle gallerie d’arte, diventano l’epitomo del downtown-cool, tanto che Julia Cafritz, dei Pussy Galore, finisce per chimare Gordon The Fonz.
Il decesso alla base dell’album è quello di Boon D., volato fuori dal van dei Minutemen durante un incidente autostradale. Quando Watt, bandmate di Boon, telefonerà a casa Moore per dare la notizia Gordon scoppierà a piangere. Death to our Friends sarà il loro modo di celebrare la morte dell’amico. Watt, dopo avere accompagnato la sua ragazza e bassista dei Black Flag Kira Roessler in Connecticut, deciderà di non tornare subito in California ma di fare un detour verso Manhattan. Lì, nell’appartamento di Eldridge Street, confesserà a Thurston e Kim di voler abbandonare la musica. I due lo obbligheranno invece a suonare il basso di Gordon e il risultato saranno Bubblegum e In the Kingdom #19. Bubblegum non sembra per niente un pezzo dei Sonic Youth. E’ una creazione di Ranaldo, un rimando alla sua gioventù, passata ascoltando i Jefferson Airplane e i Grateful Dead. Cover di una canzone di Kim Fowley, si distingue per i riff psych-rock e l’interessante armonia vocale tra Kim e Ranaldo.
In the Kingdom #19 è la descrizione di un incidente autostradale: morte e velocità si abbracciano in questo brano spoken word dove Ranaldo scimiotta la poesia beat di Kerouac. Il pezzo stesso è l’incontro improvviso di diversi brani incompleti che Ranaldo ha fatto cozzare insieme e presenta una delle strofe più iconiche dei Sonic Youth: I never gave a damn about the meter man / until i was the one that had to read the meters. Riferimento a Watt che lavorò veramente come meter man. La canzone è un miscuglio tra arte hi-brow, cinematografia e vita quotidiana derivato direttamente dalla visione artistica di Kim Gordon che scriveva racconti sui ritagli di pubblicità, per poi accartocciarli e metterli in sacchetti di cellophane da regalare a Michael Gira.
Il rapporto con la cinematografia è un filo conduttore lungo tutto l’album. Tramite la loro amicizia con Lydia Lunch la band aveva conosciuto Richard Kern che offrirà un fotogramma come copertina. Shadow of a Doubt, invece, fa riferimento a Strangers on a Train di Hitchcock: il testo racconta la storia di due estranei che si incontrano per caso sul treno e pianificano insieme un omicidio. Rispetto al film, la storia acquista toni romantici, con una Gordon che racconta pentita di come il doppio omicidio sia stato il frutto di una passione e di una complicità improvvisa. Il corpo dell’altro che fa scoprire un desiderio inaspettato. Le venature romantiche aprono a Star Power, una delle canzoni più pop dei Sonic Youth, eseguita anche durante un cameo del gruppo su Gossip Girl. Star Power è una canzone d’amore scritta da Moore e cantata da Gordon riferendosi all’amato al femminile.
Un esercizio di gender bending in linea con le origini femministe di Kim, che rivela come dietro alla violenza e al sesso dell’imaginario di Evol vi sia soprattutto Love. Se la morte dell’amico è il centro di questo lavoro, la storia d’amore tra Kim e Thurston è il vero cuore pulsante di una band sommersa nel degrado del L.E.S.
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