Recensioni

Se ci fosse un modo per far comprendere ai musicisti d’oggi cosa si intenda per gavetta – muovere il culo da dietro lo schermo del PC, crescere gradualmente e con molto impegno, sacrificare tanto per la propria passione, suonare anche di fronte a zero spettatori, affrontare tour anche in remissione, ecc. – l’esordio lungo dei laziali Sonic Jesus capiterebbe a pennello. Un solo 10” da quattro tracce di ormai quasi 4 anni fa, qualche sporadica apparizione in compilation di un certo livello (la Reverb Conspiracy messa su da Fuzz Records e Austin Psych fest), moltissimi chilometri macinati per suonare un po’ ovunque e guadagnarsi quella credibilità e quel rispetto che ha portato qualche mese addietro “nientepopodimenochè” i Black Angels a condividere un 12” che sapeva di investitura, e ora a un esordio. Lungo, ricercato, in cui non una virgola è fuori posto pur in un genere – neo-psych/shoegaze dall’alto tasso chitarristico e acido – spesso refrattario alle novità e ben ancorato alla propria, lunga – ed eccitante, a dire il vero – tradizione.
I Sonic Jesus, in poche parole, se la sono giocata con se stessi, preferendo mettersi alla prova con chi quel genere l’ha creato e cresciuto, piuttosto che continuare a giochicchiare in questa bolla speculativa di complimenti finti e ammiccamenti amicali che è l’Italia del rock. E giocandosela hanno dimostrato di avere molta virtù e anche molta rabbia (strumentale, ovvio), nonostante ciò che il titolo di questo doppio album lasci presagire. Ipnotici, magmatici, spessissimi per ciò che riguarda la grana del suono (andate a vederli live e poi parliamo del wall of sound), psichedelici fino al midollo eppure visceralmente rock’n’roll, circolari eppure magicamente orecchiabili e in grado di rimanere in testa anche al primo ascolto. Roba che Albione ha insegnato al mondo e che i cinque da Doganella di Ninfa dimostrano di aver recepito alla grande. Quando poi si ha più di una killer-track nel proprio arco – Sweet Suicide, l’opener Locomotive, Paranoid Palace, Underground, giusto per citarne alcune, ma il livello è eccellente un po’ ovunque – allora l’ingresso nel Valhalla dello psych-sound è di diritto.
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