Gimme Some Inches #54
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Andrea Napoli
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Stefano Pifferi
- 23 Dicembre 2014
Se nemmeno la Grande Madre Sovietica riuscì a sopravvivere al piano quinquennale, volete che lo faccia la nostra piccola rubrica? Sì, esatto. Allo scoccare del quinquennio Gimme Some Inches saluta la sua regolare programmazione mensile per trasformarsi in appuntamento random, attento come sempre a segnalare tutte quelle uscite che, non ci sforzeremo mai di ripeterlo, sono minori solo per questioni di dimensione e non qualitative. Ne sono dimostrazione anche le pubblicazioni che segnaliamo questo mese, cominciando da un filo rosso che ci lega a qualche numero fa, quando segnalammo l’uscita in solo di Alberto Tanese come Bzzzz, Oneiros. Tanese è infatti, insieme a Giorgio Maniglia (batteria, elettronica), metà del duo tarantino Capase, autore per Musica per Organi Caldi di una bella tape splittata con Above The Tree. Catturato live alla Corte dei Miracoli della città pugliese, il nastro divide colori e lati tra le due formazioni: da una parte il solito flusso da psych quarto mondista che tritura in un magma montante blues e folk, caligini e lontano oriente, tradizione e affondi siderali; dall’altra risponde il duo pugliese col suo free brutal spiritual fatto nello stesso modo di stramberie elettroniche droning/mutanti e assalti all’arma bianca, chitarra e batteria che fanno tornare in mente gentaglia tipo Orthrelm o Crom-Tech, per poi piegare a gomito verso lande no-wave urticanti e no-future. Applausi a scena aperta anche per l’artwork di Alessandra Guttagliere.
Altra bella tape è quella pubblicata dalla Under My Bed, che sistematicamente tira fuori da sotto al letto compilation che sono un po’ il polso dell’underground italiano. Burnt Circuits Kept Under My Bed è la numero 5 della serie e raccoglie contributi che svariano tra post-industrial, ambient, elettroacustica, folk sui generis e molto altro ancora. Affidando le sue 18 tracce a personaggi del calibro di Fabio Orsi e Deison, Maurizio Abate e Architeuthis Rex, Luca Sigurtà e Matteo Uggeri, la tape non ci permette solo di allungare lo sguardo sullo stato dell’arte del sommerso italiano, ma anche di conoscere progetti meno noti o di apprezzare lati inusuali di altri. Nel primo caso segnaliamo la poesia synthetica affidata da Marta De Pascalis a Nox, nel secondo uno Stefano De Ponti intento a trafficare con field recordings fluttuanti e macilenti, al limitare dell’harsh e l’accoppiata Metzengerstein e IOIOI: 5 minuti di puro occultismo psych. Per i “nomi noti” menzione d’onore per Chrome’s Syringes di Von Tesla, onirico e reiterato come non mai, l’industrial sotterraneo di Deison e le fratture ritmiche dei due St.Ride. Potete ascoltare la compilation in esclusiva nella pagina album.
A ruota un paio di vinili. Il primo 12” segna l’incontro tutto made in Roma Est tra Mai Mai Mai e Lunar Lodge, sigle dietro cui si celano agitatori musicali al confine tra grey area, industrial old school e nuova techno. Non di split si tratta, quanto di lavoro collaborativo che somma le due direttrici lungo le quali si muovono il già noto a queste latitudini Mai Mai Mai e Luciano Lunar Lodge Lamanna, tecnico di studio, bassista, produttore, remixer, dj già transitato per Ivs Primae Noctis, Der Noir e Assalti Industriali: il secondo sembra fornire una coltre di nero e beat a cassa dritta, ma sporca di un grigio industriale che fa da ossatura alle ipnosi trascendenti del primo, come accade nella lunga, iniziale Secrets, sorta di excerpt da un rave cosmico a.d. 2500 andato a male, cupo e malvagio nel suo reiterato crescendo. Non da meno le restanti Silk, dark-ambient chiesastica da Bambini di Satana rotta da eruzioni ritmiche, e Denial, un down da hangover pulviscolare e letale. Disco ottimo.
L’altro invece gira a 10” e se lo dividono una band di casa nostra e una istituzione della neo-psych-hard mondiale. I Sonic Jesus da Latina, già segnalati su queste pagine come uno dei migliori act live sul versante psych inglese e prossimi all’esordio lungo proprio in terra d’Albione, fanno la loro sporca figura nel vol. 5 della Fuzz Club series dell’omonima label inglese, splittando coi maestri Black Angels senza timori reverenziali. Anzi, la sognante Lost Reprise – una nenia velvettiana che si avvita su se stessa con movenze sensuali e notturne – se la gioca alla grande coi più rinomati soci, che in Molly Moves My Generation tirano fuori dal cilindro un motorik made in Suicide sporcato di liriche atmosfere Joy Division ma che, fatta eccezione per il vuoto pneumatico della parte centrale, sembra uno standard e poco più. D’ottima fattura, ovvio, ma pur sempre al minimo dei giri. I nostri invece spingono eccome e a parere nostro vincono pure la sfida.
Torniamo in patria e spostiamoci a Bologna per dare il benvenuto a una nuovissima realtà locale. Dalla collaborazione di tre loschi giovani nasce infatti Cemento Ind., neonata tape-label dedita alla produzione di suoni sperimentali e rumorosi. Due uscite per un battesimo di fuoco, rispettivamente il debutto di Ishmael e il secondo lavoro solista di RM. Il primo, all’anagrafe Edoardo Gobbi, è uno dei tenutari della stessa Cemento Ind. e con questo nastro non intitolato rilascia cinque tracce di quelle che egli stesso definisce come “shockwave drones from the hollow of tunguska”. Saturazioni abrasive, beat scarni e marziali che ricordano l’ultimo lavoro dei britannici Raime, veri padri putativi e torchbearer del genere in questione. È un mood oppressivo e apocalittico a farla da padrone, dove i droni minacciosi e le caustiche batterie elettroniche scandiscono l’avvento della fine, con stralci dark-ambient e passaggi di rumore bianco a completare il canovaccio. Come prima prova in assoluto, non male davvero.
La seconda cassetta vede il ritorno in solo di Riccardo Mazza, già nel duo Lettera 22 e in precedenza membro degli A Flower Kollapsed e Orfanado. Sotto questo moniker il ragazzo di Vittorio Veneto indaga una sorta di rhythmic noise dove alla componente rumoristica e sperimentale per cui è noto nel panorama nazionale giustappone un gusto personale per il beat retrò in perfetto equilibrio tra techno, minimal-wave ed EBM. Nei nove pezzi per questa Involve RM continua il lavoro intrapreso con la precedente doppia tape Current Logic uscita nel 2013 per Second Sleep. Momenti quasi tech-ambient si alternano ad impennate e svisate di synth, tracce beatless cedono il passo e pesanti ritmiche industrial-dance, drone grevi vengono frastagliati da bass drum che ne smorzano l’oscurità solo in apparenza. Anche in questo caso vengono in mente i famosi Raime più di una volta, ma il respiro è più olistico, complessivo, e la mente viaggia indietro nel tempo fino ai Coil e – perché no? – Deutsch Nepal. Un’ulteriore riprova, qualora ce ne fosse stato bisogno, del talento innegabile di questo artista nostrano. Menzione d’onore per la bolognese Cemento che con solo due cassette all’attivo sta già dando un’impronta ben definita (e interessante!) e alle sue produzioni. More will follow.

