Recensioni

Dopo due anni di silenzio Slow Magic torna sulla scena: il produttore dalla maschera luminosa fa parlare di nuovo di sé rilasciando un album meditato e ragionato. Il 9 settembre 2012 esce How to Run Away sotto Downtown Records, per la gioia e la speranza di tutti coloro che avevano sentito la mancanza della voce di quell’amico immaginario.
Il disco si sviluppa in dieci tracce e fin da subito con Still Life intuiamo che qualcosa è cambiato: i synth ci sono ancora, le percussioni pure, ma ora c’è un drop che scandisce l’inizio di qualcosa di nuovo, di potenzialmente fresco. I primi minuti dell’album sono spiazzanti, una marcia in crescendo e rallentando culmina in seguito nei giri tonali avvolgenti per cui l’autore si è fatto conoscere ed amare. Girls è una delle tracce che declina al meglio il sentimento gioioso e trascinante di un compositore che vuole regalare esperienze. Youth group fa sbattere i piedi per terra, dondolare la testa grazie a suoni chiesti in prestito dalla musica elettronica, oculatamente scanditi dal battere della percussione. Una morbida voce maschile governa On yr side: i giri di synth cercano di insinuarsi, così come i silenzi creati quando la percussione si assopisce. Closer chiude il disco magistralmente: è la firma di Slow Magic, che vuole assicurarsi che ci si ricordi sempre dello stare bene insieme, in cuffia o in live.
How to run away è un discreto prodotto. L’autore ha cercato di innovarsi e di inserire note fresche, nuove: il sound è simile al precedente Triangle, le atmosfere pure, ma non siamo più nella dimensione bucolica prossima all’onirico. Quello che viene in mente quando si ascolta l’album è musica veramente orecchiabile ma che potrebbe benissimo essere suonata in un club: un prodotto quindi ben diverso rispetto alle aspettative dei fan del producer. Da notare è anche la difficoltà riscontrata nel trovare un filo che unisca coerentemente le tracce creando un viaggio con un inizio ed una conclusione, com’era invece stato nell’esordio. A differenza di altri producer emersi nella scena chillwave, come Odesza con il suo In returns, Slow Magic non è riuscito a stupire con il suo sophomore né dandoci qualcosa di radicalmente nuovo a cui pensare nè ripresentando piccolo gioielli più simili alla sua prima produzione.
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