Recensioni

Personaggio dotato di una sensibilità musicale raffinatissima, Sufjan Stevens si è sempre distinto per la sua natura eclettica e nomade, che gli ha permesso di districarsi tra generi ed etichette con una facilità comune solo ai predestinati e ai geni. Non fa eccezione il nuovo progetto Sisyphus che, nato come estemporaneo sotto commissione della Walker Art Center e dalla The Saint Paul Chamber Orchestra per la Liquid Music e poi formalizzato con l’aiuto dei due producer Serengeti e Son Lux, si muove in quei territori hip hop che il musicista di Detroit aveva già calcato nel precedente ed ultimo The Age of Adz, datato ormai 2010.
Con un nome mutuato dalla mitologia greca (Sisifo è stato il primo re di Corinto e il figlio del Titano Prometeo), gli ex s/s/s giocano e sperimentano, mostrando piena padronanza delle leggi e delle regole che disciplinano il genere. Introdotto dai video delle martellanti Calm It Down e Alcohol, Sisyphus regala piacevoli sorprese per tutta la sua durata, come una I Won’t be Afraid che odora di Peter Gabriel sotto cannabinoidi o una Rhythm of Devotion che ha conquistato l’enfant prodige Lorde, già collaboratrice di Son Lux in Easy (Switch Screens).
Sincero e diretto, Sisyphus, che era nato quasi come divertissement per i tre protagonisti, è tra gli episodi più ispirati della carriera di Stevens. Consigliato.
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