Recensioni

Ryan Lott c'aveva messo tre anni per registrare, tutto da solo, pezzetto dopo pezzetto, il buon debutto At War With Walls & Mazes (2008). Ne ha fatti passare altrettanti per dare alle stampe il seguito, e però lo ha registrato in meno di un mese, rispondendo al 'call of paper' del blog All Songs Considered del network National Public Radio, che gli ha chiesto appunto di realizzare un intero album in soli 28 giorni (febbraio 2011).
Detto, fatto. 'With a little help from his friends' My Brightest Diamond, DM Stith e yMusic Sextet (e cioè Antony, Sufjan Stevens – entrambi dichiarate influenze del progetto Son Lux – e The National). Sulla carta poteva essere un pastrocchio tremendo, ma evidentemente i pezzi c'erano e, per una volta, la necessità è davvero stata madre dell'invenzione: perché ne sono venuti fuori intensi gioiellini electro-pop intrisi di romanticismo decadente come Flickers, All the Right Things, Rising, Let Go (con i suoi fiati giocherelloni) e Rebuild.
Questo disco (ma Son Lux più in generale) ricorda un po' gli Sparks, capace com'è di mettere assieme con grande equilibrio formale, pur tra mille eccessi, colore (leggi pop: melodia e cantabilità, kitschume anni Ottanta) e dolore (leggi teutonico: cori lirici, densità orchestrali, Nico). Ferma restando l'antipatia che il personaggio può anche suscitare.
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