Recensioni

Celebrare gli altri è anche un modo di celebrare se stessi. Anni spesi on the road, senza aver conseguito molto più di una certa rispettabilità underground, potrebbero scoraggiare chiunque. Non Jonathan Meiburg, che trova un modo originale di onorare i quasi quindici anni in cui lui e suoi Shearwater hanno svolto il ruolo dei gregari di lusso. Fellow Travelers è un album di cover del tutto peculiare, non solo perché rilegge canzoni di artisti con cui gli Shearwater hanno condiviso emozioni sopra e fuori dal palco. Meiburg coinvolge anche (parte) dei gruppi “coverizzati”, trasformando l’evento discografico in un momento di riflessione collettiva di cui l’ascoltatore viene reso partecipe, grazie alle generose note che accompagnano l’opera.
Il repertorio originale, pur rimanendo nei confini fluttuanti dell’alternative folk pop, è variopinto per stile e sensibilità. Si va dalle palpitazioni avant garde dei Xiu Xiu, ai lidi mainstream dei Coldplay. Meiburg opta, dove possibile, per un approccio calligrafico che non scontenta e non infiamma. E’ il caso di Natural One, il brano più noto dei Folk Implosion, che gonfia la ritmica e accentua il timbro noir, ma perde il groove sinistro dell’originale. Il punto è che pur nell’estrema godibilità degli arrangiamenti e della vocalità trasfigurata di Meiburg, il gruppo sembra sempre saper scegliere unicamente fra due registri: quello della ballad rarefatta (ne guadagna in delicatezza Hurts Like Heaven, mentre resta sostanzialmente uguale all’originale Ambiguity di David Thomas Broughton) e quello della fanfara solenne. Quest’ultimo provoca i risultati più contraddittori. La ritmica marziale di I Luv The Valley OH! farebbe felici tutti i fan degli Arcade Fire delusi dalla svolta dance dei canadesi, ma mantiene ben poco della poetica alienazione che rendeva disturbante l’interpretazione di Jamie Stewart. Lo stesso trattamento viene riservato a Tomorrow dei Clinic, la cui acida malizia psichedelica si perde letteralmente per strada.
Più in generale, gli Shearwater sono bravissimi a riprodurre quello che sta sul pentagramma. Mentre le sbandate fuori dalle righe e tutto quello che sta ai margini, viene ricondotto alla bella calligrafia, normalizzato all’interno una confezione elegante ma affettata. Un concetto, quest’ultimo, che verrebbe voglia di estendere all’opera omnia di una band bella e senz’anima.
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