Recensioni

A giudicare un disco dalla copertina si fa peccato, tuttavia qualche volta si s’azzecca. Dietro un’orrida foto metà ultimi Pink Floyd e metà Alan Parson Project si nasconde The Golden Arcipelago, terzo pannello di un trittico iniziato nel 2006 da Palo Santo e, due anni più tardi, dal convincente Rook. Lavori che in ambito indie trafficavano col vituperato “concept album” senza raggiungere le vette di Decemberist o Richard Buckner, ma nemmeno scadendo in autocompiacimento e prolissità. Che sono esattamente le tagliole in cui il deus ex machina Jonathan Meiburg incappa qui, complice la presenza al mixer di un John Congleton non contento dei disastri combinati con i Black Mountain.
Va infatti benissimo discutere di problematiche ambientali e ricordi di famiglia, meglio ancora se documentandosi sul campo con viaggi nella Terra del Fuoco e alle Galapagos, ma altra faccenda è affidare il tutto a una pacchiana grandeur sonora. Prendete la buccia dei Talk Talk di The Color Of Spring, allorché lasciavano il new pop per spingersi oltre il rock; venatela di folk e soprattutto progressive e soffiateci dentro il gigantismo dei Simple Minds. Poiché di Arcade Fire non ne nascono a ogni decennio, accade che una scrittura di già sottotono rimane soffocata da arrangiamenti enfatici, ridondanze ritmiche e vocalità lamentosa. Uniche oasi autenticamente affabulatorie, le soffuse An Insular Life e Missing Islands non arginano prosopopea e irritazione. Più una palude che un arcipelago, insomma.
Amazon
