Recensioni

Per recensire questo nuovo lavoro del duo San Leo potrei prendere di pacca la recensione del precedente Mantracore e cambiare soltanto i riferimenti all’etichetta, al titolo e all’anno di pubblicazione. Questo incipit può sembrare negativo, ma in realtà vuole essere un omaggio a una formazione – e ve ne sono tante altre che portano avanti la stessa filosofia musicale – che ha ben chiaro in testa cosa vuole fare e come vuole farlo, al punto da trasformare il proprio suono in una sorta di trademark.
“Mantracore”, potremmo definirlo rubando il termine auto-affibbiatosi col disco precedente per delimitare un suono che vive all’interno di un quadrilatero in cui psych-rock, tribalismo, post-rock strumentale e drone-ambient sono i quattro punti cardinali mobili e interscambiabili.
L’opening è affidata alla mostruosa e fluviale ARIES, quasi venti minuti di vortici chitarristici e svisate percussive che sono al contempo ipnosi, stasi, groove, dilatazione, parossismo e, in soldoni, kraut/psych/post-rock in modalità trascendenza heavy (beccatevi l’esplosione da wall of sound dell’ultimo quarto di canzone straight in your face e poi ne riparliamo) mentre le restanti tracce sono sì, di durata minore ma non per questo perdono in potenza e visionarietà.
Se il turbinio condensato di J!OY è uno scapoccio totale e furibondo così come la conclusiva AL.AY è wall of sound spectoriano estatico e trascendente come una implosione programmata, dimostrando come il duo si muova potente e centrato anche su durate più orientate alla “forma canzone”, è di nuovo l’ampiezza di FUTURA 2000 coi suoi undici minuti a mostrarci come la dimensione catartica della musica dei San Leo prediliga l’ampio respiro richiamando a una sorta di dance sciamanica per visionari dalle spie al rosso. Sempre ottimi, sempre a fuoco i San Leo, esattamente come i palchi che incendiano nei live.
Amazon
