Recensioni

7.2

Uscito nel 1991, l’album Foxbase Alpha rappresenta una ponte tra club culture e musica pop, declinata in una forma inequivocabilmente britannica, anticipando di un paio di anni temi ed estetica che sarebbero diventati caratteristici del cosiddetto “britpop”. A firmare questo mix di suggestioni vintage, girl-pop, northern soul, dance balearica e sampledelia, è il terzetto dei Saint Etienne.

A più di trentacinque anni di distanza da quel rinfrescante debutto, e con all’attivo dodici album, Bob Stanley, Pete Wiggs e Sarah Cracknell si accomiatano dai propri fan con International, un disco affettuosamente commemorativo e tinto di leggera nostalgia che celebra il loro percorso senza cedere a tristezze inutili.

A conferma del carattere celebrativo delle dodici tracce, i Saint Etienne si avvalgono di una nutrita schiera di ospiti eccellenti. Nel singolo apripista Glad compaiono Tom Rowlands dei Chemical Brothers e il chitarrista dei Doves, Jez Williams; Vince Clarke (Depeche Mode, Yazoo, Erasure) collabora a Two Lovers; Paul Hartnoll degli Orbital firma Take Me To The Pilot; Erol Alkan contribuisce a Sweet Melodies; Tim Powell di Xenomania porta il suo tocco in ulteriori brani, mentre come vocalist si alternano Janet Planet (aka Confidence Man) e Nick Heyward degli Haircut 100.

I più maniacali conoscitori di pop culture conoscono senz’altro Bob Stanley e Pete Wiggs nelle vesti di divulgatori musicali a tutto tondo – tra compilation e documentari, articoli giornalistici e saggistica da loro impeccabilmente curati – e sanno bene quanto il duo si è sempre contraddistinto per una conoscenza enciclopedica ed eclettismo quasi universale. Questa universalità, sottolineata dal titolo stesso del disco, emerge anche dalla varietà dei collaboratori e dalle sfumature musicali che apportano.

Il terzetto getta così un ultimo sguardo al retrovisore, contemplando la propria carriera trentennale con una palpabile gratitudine. Brani euforici come Glad, Dancing Heart e Brand New Me lo dimostrano, mentre la leggerezza di tono, sempre sostenuta dalla soffice vocalità di Sarah Cracknell, si mantiene negli episodi pià malinconici e riflessivi, come Sweet Melodies, Take Me to the Pilot, Two Lovers e Why Are You Calling. The Last Time chiude in maniera dolceamara e del tutto calzante l’intero lavoro.

Nel corso dei decenni, le tendenze più retrò del repertorio dei Saint Etienne si sono attenuate, smussando anche un’eccentricità tipicamente “british” e attestando il loro sound in un ambito di pop moderno, elettronico, danzabile e facilmente assimilabile, ma non per questo banale. Chi guarda con nostalgia ai loro esordi potrebbe trovare questo addio troppo asettico o superficiale, ma un ascolto attento rivela una innegabile profondità: dalle produzioni dance-oriented di Rowlands e Hartnoll alla purezza melodica del duetto con Nick Heyward, International conferma il valore di un commiato consapevole, ricordando che ogni storia ha un inizio e una fine.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette