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7.2

Sono passati trent’anni e dieci dischi da Foxbase Alpha, l’esordio discografico dei Saint Etienne di Bob Stainley, Pete Wiggs e Sarah Stainley che si pose insieme come coagulazione e ispiratore di un certo spirito del tempo che si muoveva in avanti guardando ossessivamente indietro. L’operazione era – ed è ancora – quella di due (Stainley e Wiggs) conoscitori enciclopedici di musica e collezionisti che con pezzi (sample, estratti, ricordi) di passato provano a dar forma a qualcosa di altro. Come se usassero i tasselli di un puzzle accorpandoli per colore, invece di seguirne i contorni. 

I’ve Been Trying to Tell You è un nuovo capitolo che esacerba il cortocircuito temporale, proprio andando a ricalcare stili e suggestioni da fine millennio che, in parte, proprio i tre avevano contribuito a plasmare con la loro visione. Il disco è infatti incentrato su quel periodo pre millennium-bug (se vogliamo con l’UK in piena Cool Britannia) in cui un – presunto – ottimismo collettivo si andò a schiantare contro l’attacco terroristico al World Trade Center. Quegli anni sospesi tra un millennio e l’altro vivevano del fenomeno britpop, così come dell’esplosione più strettamente pop della musica britannica; ma i Nostri, anziché percepirne la forma o il significante, sembrano piuttosto sentirne l’odore, il mood, l’intenzione.

L’intento dichiarato del trio è quello di riflettere sulla fugacità del ricordo, sulla fallibilità della memoria: se il pop, e quello dei Saint Etienne in particolare, è la cosa più simile al viaggio nel tempo, allora cos’è la memoria? Le due cose operano allo stesso modo: reinterpretando, costruendo mondi inesistenti e permettendoci di abitarli. Lo ha fatto di recente il movimento vapor con la sua fascinazione per l’estetica massificata dei Novanta americani, ma in fondo è una costante degli ultimi venticinque anni pop. Anzi: sono stati forse proprio i Nostri tra i primi a fare il viaggio inaugurale di questa esplorazione retromaniaca

Questo disco, che è il primo dopo diverso tempo di nuovo caratterizzato per intero dall’uso dei sample, viene così fuori ancora una volta dal mondo dei ricordi, che sono sogni, che sono più veri del vero: quella sensazione di vivida realtà onirica, o quella di certe nostre memorie di fatti mai davvero accaduti. Ebbene, in questo altrove che non è finto ma nemmeno è mai accaduto, nel quale ci porta questo lavoro dei Saint Etienne, sembra di scorgere uno scuro scheletro trip-hop (Fonteyn) ora addolcito da melodie eteree (Pond House), ora votato a varianti digitali che si perdono nella nebbia (la conclusiva Broad River). Nel mezzo sembra di sentire un Eno provenire da un universo parallelo (è lui, eppure non è lui, proprio come nei sogni) su tracce come Little K o Penlop (che ha poi quella patina dreamy e una batteria molto Cocteau Twins), e anche qualche divagazione che non sfigurerebbe nel CV di gente come Alex Paterson (Blue Kite). Il tutto però con il consueto distacco, la costante ineffabilità delle produzioni dei Saint Etienne, che pagano in questo loro impressionismo l’impossibilità di essere messe davvero a fuoco. 

Ecco che la loro riflessione sulla natura del ricordo giunge a compimento con quella che sembra l’unica risposta possibile: i ricordi sono un altrove, legato certo al passato, ma al tempo stesso indipendente. Difficile da abitare, anzi forse impossibile per quanto fallace quanto la memoria, I’ve Been Trying to Tell You ha la capacità di rendere l’aggettivo “impalpabile” una nota di merito.

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