Recensioni

Nello sviluppo-rinascimento di scena west-coast anni ’10, è inutile chiedersi se sia stato marginale il ruolo svolto dall’HBK Gang, di base a Richmond, California, perché è auto-evidente. Sage The Gemini debutta in solo con Remember Me, attorno al quale il vociare/attesa è fomentato nel 2013 dai singoli Gas Pedal, con feat. di IamSu! – fondatore dell’HBK, di cui sopra -, e Red Nose.
Il primo brano gira su un hook rauco dentro a un suono spettrale, minimalismo strumentale, colpo di cassa flemmatico e Sage che tesse la metafora automobilistico-sessuale del twerk: slow down, grab the wall – wiggle like you trying to make yo ass fall off – hella thick I wanna smash ‘em all – now speed up, gas pedal; il secondo si addentra nel pop-rap con rullante sintetico, con colpi di cassa sordi, e ancora la metafora dello scuoti il culo più velocemente, via con strofe stile and she gon’ shake it, like a red nose – li-li-li-li-like a red nose.
La mono-mania del twerk riesce ad alzare il livello al rap di un Remember Me che, non brillando particolarmente, verrà ricordato da pochi. Tre soli i pezzi notevoli: i già citati Gas Pedal, Red Nose e Don’t You, che scocca su ho-ho-ho-ho-holy shit – e avanza di parlato biascicato a crudo, sussurro corposo sul mic, clapping legnoso su battito pieno e tondo di cassa, strumentale soffuso-ultra-chimica, senza melma dolciastra né riempitivi barocchi.
Senza sentimento Sage parla a genio (they want it bad and you know it don’t you – but you know I got cash to put on it don’t you – BITCH!), ma scompare quando lo si colloca assieme al suo debutto nella scena delle pubblicazioni hip-hop recenti, anche solo quelle della Costa Ovest. Oxymoron di Schoolboy Q (del collettivo Black Hippy), Doris di Earl Sweatshirt (del collettivo: Odd Future), etc., sono dischi con cui Sage non compete, sia in termini di produzione (buone intenzioni che si ripetono – vedi Gas Pedal e Down On Your Look feat. August Alsina, tramutandosi in ossessione), che di flow (non illuminato o misero, che annoia/stona – ascoltare Mad at Me feat. Jay Ant e IamSu!), che per mancanza di gusto nel ritornello (troppo miele, poco graffio, poca sporcizia, e non sei Frank Ocean – ascoltare Go Somewhere feat. IamSu!).
Il problema di Sage The Gemini e HBK Gang è lo stesso: rimangono dietro alle crew di Lamar e Tyler, the Creator, Black Hippy e Odd Future, appunto, perché sono dietro il linguaggio hip-hop della nuova scuola west-coast, fondato sul compromesso della qualità underground su piglio mainstream, del piglio mainstream sulla qualità underground. E Sage sa calibrare molto saltuariamente la formula: flusso-rap lento-lento-lento e qualità tecnica, che cela la carestia di contenuti. Da qualche parte riesce a dare l’impressione del parlato puro, senza tagli bruschi, chiudendo il verso, sciogliendo le rime con distacco, senza coinvolgimento, ma nel complesso il risultato è scarno.
La cifra è palpabile: con una produzione più veggente e meno richiami forzatamente mainstream, il Nostro potrebbe toccare vertici, finendo per venire ricordato davvero.
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