Recensioni

Dopo averne curato la produzione nel 2020, il produttore mancuniano Richard Barratt, noto anche come DJ Parrot o Crooked Man, rimette le mani su Róisín Machine dell’ex Moloko Róisín Murphy, di cui avevamo parlato molto bene. La rivisitazione non risulta affatto peregrina, anzi, in qualche punto merita di più dell’album originale, come dichiara la stessa cantante in sede di presentazione del disco.
Crooked Machine fa emergere le capacità di Barratt nel trattare la materia sonora a puntino. Le nuove versioni dei brani utilizzano i campioni della voce della Murphy a piccole dosi, andando a pescare dai testi degli originali le parole più importanti, rimescolandole, costruendo nuovi significati, interpretazioni e giustapposizioni: «this is a simulation» diventa «this is assimilation», «incapable of love» diventa «capable of love», e il gioco della pratica del remix viene dichiarato platealmente nel titolo di Name Changer o anche nella giocosa We Are the Law, dove viene citata nientemeno che la legge di Murphy.
Il disco non è solo una presunta collezione di calembour semantici per aficionados. Uno degli aspetti musicalmente più interessanti sta nella scomparsa del drop o climax liberatorio/orgasmico caratteristico del genere dance. La techno danzereccia qui proposta prescinde dal machismo del botto-a-tutti-i-costi e utilizza un magma liquido che nei loop ammiccanti della Murphy trova la sua ragion d’essere. È questo un trucco che si avvicina di più alla deep che all’elettronica mainstream contemporanea e che non per questo è meno intrigante, anzi. L’album si rivela interessante e fruibile ripetutamente proprio perché le tracce non sono basate su stantii schemi di crescendo e di esplosioni, ma vanno in una direzione di “ballo totale”, dosando con grazia i layer percussivi e melodici. Un disco completamente femminile quindi, che si apre lentamente e accoglie la trance come dispositivo estetico, costruendo un mondo agli antipodi della ribollita dialettica machista della EDM.
L’apertura Kingdom of Machines è affidata ad archi philly e alla voce sexy di Murphy in visibilio post-gospel moroderiano, Echo Returns è un trip minimalista con effetti tribali, Capable Rhythm mescola una chitarrina in uptempo con una cassa dritta e laser, Assimilation (primo singolo del disco) va di semplicità da cocktail club aldult chic con un finale sensuale che ricorda Donna Summer, Crooked Madame ritorna in cassa robotica e squadrata con un basso dal tocco garage, Less Is More abbassa la battuta ma traguarda il cielo con occhiate disco, Name Changer è puro sballo deep visionario, We Are the Law aggiunge al tutto peperlizie prog e Hardcore Jealousy chiude con un hi-hat drum’n’bass Novanta da urlo.
Si poteva fare meglio dell’originale? Onestamente pensavo di no, ma qui ci andiamo veramente molto vicini. Il disco è coeso, non perde colpi e si balla dall’inizio alla fine senza soluzione di continuità. Col passare del tempo la Murphy cresce costantemente. Conscia dei propri limiti, non rischia con mosse “out of the cup” (ti fischiano le orecchie Madonna?) e sfrutta al meglio le sue carte migliori: stile, voce da contralto sexy e una buona dose di modestia. Consigliatissimo.
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