Recensioni

Tra le cover del precedente Mi senti EP, che rifaceva alcuni classici del repertorio italiano, c’era pure Pensiero stupendo di Patty Pravo. Quel sentire adult della “bambola” nostrana si riflette anche nel cambio di rotta dell’irlandese Murphy. Dal dancefloor dei precedenti dischi (ricordate la pelle d’oca di Overpowered?) si passa a una visione più intima dello showcase, optando su intimismo, strumentazioni analogiche e pochi effetti.
Il passaggio non sarà indolore per i fan che la ricordavano più vicina ai Moloko rispetto al suo progetto solista, ma la svolta intrapresa dalla Murphy sembra quasi inevitabile. In questi ultimi anni ha avuto infatti due figli e ormai ha superato i 40. Insomma, vederla sui palchi a saltare sembrerebbe un po’ un cosa fuori tempo massimo, anche se la Nostra continua a collaborare con produttori di house ed elettronica (Crookers, Boris Dlugosch, David Byrne e Fatboy Slim fra gli ultimi).
Non prende in giro nessuno, nemmeno se stessa, e cerca di reinventarsi in modo onesto, proponendo una minimal sensuale, piena di suoni caldi, senza gli spigoli a cui eravamo abituati. Spara ancora qualche cartuccia proto-house-electro (Exploitation, con un finale lisergico-minimal da trip, House of Glass) e house primigenia (Gone Fishing è ispirata dal film Paris Is Burning sulla scena drag Ball di New York), anche se i momenti più interessanti sono proprio quelli senza il beat da club: la title track è una ballad con pianoforti scordati e pad ambient 80s, e lei con quella voce filtrata che ricorda molto le armonie e le atmosfere sepia di Kate Bush, la conclusiva Unputdownable è un pezzo folk con inserti acustico-melò notturni, Evil Eyes e Uninvited Guest fanno l’occhiolino al funk-uptempo, mentre Exile è puro blues.
Il disco è stato prodotto da Eddie Stevens, direttore musicale dei live della stessa Murphy. A detta della cantante, lui ha saputo trasformarla in una “live performer”: una linea comune, questa del ritorno all’analogico/vissuto/umano, a molti protagonisti elettronici degli anni ’90. Tutte indicazioni del tempo che passa, del profondo stato tellurico dell’house, che almeno per qualcuno si sta trasformando in electro-cantautorato di qualità. Bentornata Róisín.
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