Recensioni

Tra le firme musicali brasiliane più poetiche e narrative, Rodrigo Campos approda al suo terzo lavoro in studio con la YB Music. Si assiste ad un esperimento particolare: trovare un nesso tra Estremo Oriente e Brasile che non sia da scandagliare nel quartiere giapponese per eccellenza di Sao Paolo, Liberdade. Conversas com Toshiro vuole essere un occhio proteso verso il meticciato, un ponte cinematografico che unisce senza mare e senza cielo due realtà in apparenza lontane anni luce.
Il viaggio, fisico e spirituale, condotto da Campos nel “paradiso della genesi” porta direttamente ad una riflessione sull’estetica, trovando quel nesso sulle allegorie: la tradizione carnevalesca con tutto il portato di fantasias ed enredo posta fianco a fianco alla contemplazione zen e alle profondità tipiche della cultura asiatica. Chi meglio del cinema ha condotto questa battaglia epocale sulle allegorie? E chi meglio della storia del cinema nipponico può porsi alla testa di questa battaglia? Il Campos musicista/autore matura brano dopo brano facendo proprio uno stile sempre più aperto a filoni europei (Takeshi e Asayo), ma mai curvo su se stesso e sempre più coerente con le radici paulistane. L’esatto contrario dell’idea estetica di fondo, che è quanto di più lontano dalla cultura europea.
Conversas com Toshiro riflette una bella globalità sonora. Sostenuto da un’aria orchestrale vivace e ostinata, fortemente voluta da Romulo Froes in cabina di regia, il disco è una piena di nodi fra jazz e classicismo, pop e samba – tutti molto vicini alle declinazioni assunte in Brasile nei decenni – che impegnano non poco il lavoro fiatistico di Thiago França (Wong Kar Wai, Dois Sozinhos) e quello di Curumin alla batteria (splendido in Katzumi). Il basso di Marcelo Cabral s’erge come strumento cardine in quasi tutti i brani, proprio a rimarcare il sentimento ritmico. Le due voci meravigliose di Nà Ozzetti e Juçara Marçal abilissime nell’intrecciarsi (Funatsu, Chihiro) come nel camminare sole (Katzumi, Takeshi e Asayo) sono permeate da una studiata sensibilità corale e free. Il senso ultimo del lavoro orchestrale vive in Abraço de Ozu, una sezione di legni e vibrafono, e in Toshiro Reverso, girandola di fiati. L’unione fra legni e fiati emerge invece in Toshiro Vinçanca e Velho Amarelo con una serie di figurazioni che illuminano la struttura dei brani.
Da sottolineare due omaggi all’artista poliedrico Nuno Ramos, Dois Sozinhos e Dono da Bateria, brani scritti e ovviamente cantati da lui, che qui vengono lievemente rivisitati da Campos e da Froes. Conversas com Toshiro è un lavoro affascinante, da inserire tra i migliori album dell’anno.
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