Recensioni

7.5

Lontano dalle cronache arty di certa avanguardia autoreferenziale, Skelton continua a documentare con passione la terribile e affascinante precarietà di tutte le cose e da qui, i temi a lui più vicini: la morte, l’isolamento, il trascorrere del tempo, i ricordi come tracce labili nella memoria collettiva. Che un tale apporto concettuale sia veicolato per il tramite di una musica espressamente strumentale lascia intendere il carico emotivo che da sempre indirizza il musicista inglese. La palette strumentale, che ha sempre insistito su un delicato cuore folk, arricchendolo di inserti elettroacustici/sinfonici e avvicinandolo di fatto a certa ambient neoclassica si è ultimamente fatta più rigida ed elettronica, colorando così una timbrica più fredda (Lastglacialmaximum), ma è solo con l’ultimo These Charms May Be Sung Over a Wound, che si compie un vero e proprio turning point verso l’algido spettro digitale.

La drone music di Skelton è lugubre e marziale. Quello che si perde in afflato romantico, lo si acquista in profondità atmosferica, tanto che a tratti sembra di ascoltare un Ben Frost alle prese con certa dark-ambient mitteleuropea (Inade, Raison D’Etre). Le composizioni di Skelton non cambiamo metodo rispetto al passato, ma solo scenografia. Si lavora sempre sulle note sostenute, che nella loro veste elettronica concorrono a disegnare archi sinusoidali dai risvolti industrial, come nelle tracce più ansiogene (Against All Tendernesses Of The Eyes, For An Inward Wound, For A Swarthened Body). Il buon gusto del musicista inglese non sfocia mai nella teatralità horror, ma un generale umore thriller coordina brani capolavoro come For The Application of Fire, vicinissima a certe cose di Aidan Baker o For All Cleansings, che sembra un outtake dalla soundtrack di Carpenter per The Thing.

Quello che sottende tutte le tracce è il progressivo evolversi/degradarsi delle note sostenute in una sorta di personale rilettura del concetto di disintegration loop di basinskiana memoria, ma anche stavolta calato nel proprio isolazionismo psicogeografico da qualche parte nelle campagne scozzesi (ricordate i diari di Landings e le fattorie abbandonate del Lancashire?). La drone music di Skelton non è mai languida stasi ambient, ma ha sempre una sua intrinseca qualità narrativa. Difficile dire, a questo punto, se la svolta digitale sia permanente o soltanto un rapido innamoramento destinato a finire. Quello che più importa è che la missione artistica di questa sorta di ultimo highlander dell’avanguardia contemporanea sia sempre fedele a se stessa.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette