Recensioni

Non che del duo composto da Evan Mast e Mike Stroud si sentisse una gran mancanza. La loro formula asettica e strumentale, fatta di assoli 80s e una spremuta di rock, funk, disco e fusion, aveva già dato tutto ciò che doveva dare ed esplorato ogni confine possibile di quell’incastro tra i Daft Punk più liquidi, le chitarre di Brian May più sintetiche e gli Air più impalpabili lungo quattro lavori nominati quasi tutti con numero di serie, ovvero Ratatat, LP3, LP4 e quel Classics che piazzandosi al posto del secondo capitolo già al tempo ci aveva dato elementi per tirare le dovute somme.
Così arriviamo a Magnifique, disco pubblicato cinque anni dopo il precedente e che ci riporta, senza troppe sorprese, dove avevamo lasciato il gruppo, con tanto di Intro in pieno stile Queen rinascimentali e la successiva Cream On Chrome a re-introdurci a una musica che pare fatta per qualche piattaforma videogame d’antan. La chiave di tutto è ancora questo sound osservato con le lenti di chi è impegnato a guardare le polaroid: un mondo di cui Julian Casablancas si innamorò ai tempi dell’esordio solista Phrazes for the Young e che Squarepusher ha esplorato alla fine dei 00s, un incantesimo di nostalgia retrofuturista che non manca di essere glorioso nelle sue evoluzioni più prog (Abrasive) o abrasivo in quelle più rock (Nightclub Amnesia), eppure sempre, alla fin fine, in vitro e uguale a se stesso, potenzialmente infinito.
Per questa prova il duo si è concentrato sulla chitarra e sul relax marittimo, a partire dalla traccia che dà il nome al disco, che potrebbe far pensare anche ai Timbre Timber a Honolulu con il tocco del solito May, o da una Drift che quelle miagolate per chitarra le porta fino in California (vedi anche Supreme). Poi c’è tutta una newyorchesità sotterranea che si agita in queste tracce (Pricks Of Brightness), seppur camuffata in ricami 70s glam prog (Rome) o in qualche boutade western (I Will Return).
Il qui presente non è un album da buttar via, perché cala con garbo l’ascoltatore in un nuovo ponte di ologrammi firmato Ratatat: un brand – va detto – che non è abbandonato a se stesso, semmai è una firma da prendere o lasciare. Le zampate interessanti non mancano (le sornione Supreme e I Will Return oppure la cavalcata di Rome), anche soltanto a livello produttivo le tracce risultano ben bilanciate (vedi l’espediente della bassa fedeltà negli attacchi, e in particolare in quello di Nightclub Amnesia), eppure le critiche sopracitate restato, più del segno che questo disco lascia dietro di sé.
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